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Salute e Benessere

Deglutizione dolorosa: sintomi, cause e trattamento

L’atto della deglutizione coinvolge diversi organi dell’apparato digerente, tra cui bocca, gola, faringe ed esofago. La deglutizione ha inizio durante la masticazione, che è parte della digestione meccanica. La saliva contiene enzimi che degradano o emulsionano il cibo in una massa morbida che transita verso il basso nell’esofago, il tratto del tubo digerente che collega la bocca allo stomaco. La deglutizione è parzialmente volontaria (controllata dalla volontà) e in parte involontaria (controllata da muscoli e nervi).

L’insorgere di problemi durante una qualsiasi delle fasi di questo processo può causare dolore o difficoltà di deglutizione. Il dolore può interessare gola, torace o collo. Il soggetto può percepire un senso di oppressione, pesantezza o una senso di soffocamento. Può tradursi anche in rigurgito o vomito.

La deglutizione dolorosa può indicare la presenza di un problema grave. Si consiglia di ricercare cure mediche immediate in caso di deglutizione dolorosa accompagnata da difficoltà di respirazione, senso di soffocamento, vomito con emissione di sangue o feci sanguinolente, nere o catramose.

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Proteinuria: cause, sintomi, diagnosi e trattamento

La proteinuria descrive una condizione in cui l’urina contiene una quantità abnorme di proteine. Le proteine sono gli elementi costitutivi di tutte le parti del nostro corpo, inclusi muscoli, ossa, capelli e unghie. Le proteine che circolano nel flusso sanguigno svolgono inoltre una serie di funzioni importanti. Esse, infatti, ci proteggono dalle infezioni, favoriscono la coagulazione e contribuiscono a mantenere la giusta quantità di liquido circolante nel corpo. Ecco perché è così importante mantenere livelli corretti di proteine nel corpo e i reni, se sani, contribuiscono allo scopo.

I reni sani contengono un milione circa di unità funzionali, dette nefroni. Ogni nefrone è costituito da un filtro specializzato denominato glomerulo e da alcuni tubuli altamente specializzati. Quando il sangue passa attraverso i reni, le scorie presenti nel sangue vengono filtrate con l’acqua. Gli elementi che l’organismo vuole mantenere vengono lasciati nel sangue, come proteine e cellule del sangue. Il prodotto finale di questo processo è l’urina, che normalmente contiene liquido in eccesso e scorie, poiché la maggior parte delle proteine è troppo grande per passare attraverso i filtri renali.

Tutti perdiamo piccole quantità di albumina (una proteina solubile in acqua caratterizzata da una piccola dimensione molecolare) nell’urina. Se i filtri presenti nei reni sono danneggiati, nell’urina possono passare e “sfuggire” maggiori quantità di albumina e di altre proteine più grandi. Questa abnorme quantità di proteine nell’urina è nota come proteinuria.

La ricerca mostra che il livello e la tipologia di proteinuria (sia che le proteine urinarie includano solo albumina o altre proteine) siano un buon indicatore dell’entità del danno renale.

La proteinuria è anche un segno di rischio di sviluppare un deterioramento progressivo della funzionalità renale. E’ noto inoltre che anche piccoli livelli di albuminuria/proteinuria sono associati a un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

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Acidosi: sintomi, cause e trattamento

Il termine acidosi descrive una condizione caratterizzata da un eccesso di molecole acide nel corpo. Tale eccesso può essere dovuto a iperproduzione, iposecrezione o a entrambe.

In caso di iperproduzione, l’organismo produce una quantità eccessiva di acido. Questo può verificarsi in caso di sepsi, una infezione generalizzata all’intero organismo caratterizzata dall’eccessiva produzione di acido lattico.

In caso di iposecrezione, l’organismo non è in grado di espellere l’acido in eccesso. Questo può avvenire in presenza di insufficienza renale e di varie malattie polmonari.

In caso di insufficienza renale, i reni non sono in grado di purificare il sangue dall’acido. In presenza di malattie polmonari, i polmoni non sono in grado di espirare una quantità sufficiente di anidride cardonica. Quest’ultima è una forma gassosa di acido che si accumula nel flusso sanguigno. Ambedue le condizioni possono coesistere in una serie di malattie gravi, come polmonite ed edema polmonare (raccolta di liquido nei polmoni), osservabile in una forma particolarmente severa di insufficienza cardiaca.

La diagnosi avviene mediante l’esecuzione di esami del sangue, il più comune dei quali è noto come test del pH. Il pH normale del corpo è pari a 7,4 (un livello inferiore indica maggiore acidità, mentre un livello superiore indica maggiore alcalinità). L’acidosi viene definita con un pH inferiore a 7,4. Per l’identificazione di acidi particolari, come l’acido lattico, possono essere eseguiti esami del sangue specifici.

Il trattamento dell’acidosi dipende dalla causa. La terapia può includere semplici interventi (come farmaci orali e fluidi endovenosi) o misure invasive (come dialisi e chirurgia). La prognosi dipende dalla gravità della condizione.

Si consiglia di chiamare il 118 o di recarsi presso il pronto soccorso più vicino in presenza di sintomi gravi, quali respirazione rapida, confusione, respiro corto e letargia, specie in caso di malattia polmonare, renale o di altre malattie che possono causare acidosi.

E’ inoltre consigliabile rivolgersi prontamente al medico nel caso in cui il paziente stia seguendo una terapia per acidosi cronica, ma sintomi di lieve entità tendono a ripresentarsi o ad essere persistenti.

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Disturbi dell’apparato endocrino: cause, sintomi e tipologie

L’apparato endocrino è rappresentato da un insieme di ghiandole che producono e rilasciano gli ormoni che contribuiscono a controllare molte funzioni importanti del corpo, in particolare la capacità dell’organismo di trasformare le calorie nell’energia che alimenta cellule e organi. L’apparato endocrino influenza il modo in cui batte il cuore, il modo in cui crescono ossa e tessuti e persino la capacità della donna di concepire un bambino. Esso ricopre un ruolo vitale per ciò che concerne la possibilità di sviluppare diabete, malattie della tiroide, disturbi della crescita, disfunzione sessuale e una serie di altri disturbi di natura ormonale.

Quali sono le ghiandole dell’apparato endocrino?

Ogni ghiandola dell’apparato endocrino rilascia ormoni specifici nel flusso sanguigno. Questi ormoni transitano attraverso il sangue verso altre cellule e contribuiscono a controllare o coordinare molti processi corporei.

Le ghiandole endocrine includono:

  • Ghiandole surrenali (surreni):  sono due piccole ghiandole poste al di sopra del polo superiore di ciascun rene. Esse sono deputate al rilascio dell’ormone cortisolo.
  • Ipotalamo: parte dell’encefalo, posta sotto i talami ottici in cui si trovano i centri superiori del sistema nervoso vegetativo, che ordina alla ghiandola pituitaria quando rilasciare gli ormoni.
  • Ovaie: gli organi riproduttivi femminili deputati al rilascio degli ovuli e alla produzione degli ormoni sessuali.
  • Cellule pancreatiche (isole di Langerhans): agglomerati di cellule situati nel pancreas che controllano il rilascio degli ormoni insulina e glucagone.
  • Paratiroide: ciascuna delle quattro piccole ghiandole situate lateralmente alla tiroide. Tali ghiandole endocrine producono paratormone e svolgono un ruolo nello sviluppo osseo.
  • Ghiandola pineale (epifisi): ghiandola situata nella parte dorsale dell’encefalo, limitrofa al centro del cervello. Le sue cellule producono l’ormone melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia.
  • Ghiandola pituitaria (ipofisi): ghiandola situata alla base del cervello dietro i seni paranasali. Spesso viene definita “ghiandola maestra” poiché sovrintende alla funzionalità delle altre ghiandole endocrine. I problemi a carico della ghiandola pituitaria possono interessare la crescita ossea, i cicli mestruali della donna e il rilascio di latte materno.
  • Testicoli: ciascuna delle due ghiandole riproduttive maschili che producono spermatozoi e ormoni sessuali.
  • Timo: organo linfoide situato nel torace dietro lo sterno che svolge un’importante funzione nella produzione degli anticorpi durante i primi anni di vita.
  • Tiroide: ghiandola a forma di farfalla situata nella parte anteriore del collo che controlla il metabolismo e producente un ormone che presiede alla crescita dell’organismo.

Anche un minimo malfunzionamento a carico di una o più di queste ghiandole può compromettere il delicato equilibrio ormonale dell’organismo e portare all’insorgenza di disturbi o malattie endocrine.

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Cefalea dopo i pasti: quali sono le cause?

Sperimentare cefalea dopo aver consumato determinati alimenti può essere un sintomo di una condizione medica. Spesso questa tipologia di mal di testa è accompagnata da altri sintomi e può essere prevenuta evitando cibi specifici. Tuttavia, in alcuni casi il consulto medico è necessario per la formulazione di una diagnosi e di un piano di trattamento adeguati.

La cefalea può interessare individui di età diverse ed essere correlata a vari disturbi. Può anche essere dovuta ad un pessimo stile di vita, che porta a privazione del sonno, stress e uso di sostanze chimiche.

Alcuni alimenti possono provocare un dolore sordo o una sensazione pulsante alla testa, come i cibi salati o dolci, ma talvolta la causa non è il cibo in sé, bensì una condizione medica sottostante. Nel caso in cui si sperimenti spesso cefalea a seguito di un pasto, è opportuno consultare il medico al fine di identificare la causa specifica del problema e risolverla.

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Dolore oculare: cause, sintomi e trattamento

Il dolore oculare viene spesso descritto come urente, acuto, lancinante, sordo, sensazione di corpo estraneo nell’occhio, senso di pressione o pulsante. Talvolta, il dolore all’occhio viene confuso con altri sintomi, tra cui mal di testa, dolore ai seni paranasali, mal di denti o emicrania.

Il dolore oculare è uno dei motivi più comuni per cui ci si rivolge al medico (o ad un oftalmologo, una figura professionale specializzata nella salute degli occhi).

Cause

Le cause del dolore all’occhio si dividono in due grandi categorie: dolore oculare e dolore orbitale.

Dolore oculare

Il dolore oculare è il dolore a carico dell’occhio derivante dalle strutture esterne della superficie oculare.

  • La congiuntivite è uno dei problemi oculari più comuni. Essa può essere una infiammazione di natura allergica, batterica, chimica o virale della congiuntiva (la membrana delicata che riveste la palpebra e copre il bulbo oculare). L'”occhio rosa” (dall’inglese “pinkeye”) è un termine non medico e di solito si riferisce ad una congiuntivite virale, poiché la congiuntiva si infiamma e assume un colore rosato. Il dolore solitamente è lieve oppure del tutto assente. I sintomi tipici associati alla congiuntivite sono prurito, arrossamento e secrezioni oculari.
  • Anche le abrasioni corneali e le ulcerazioni corneali sono cause comuni di dolore oculare. La cornea è la superficie trasparente dell’occhio. Le abrasioni si verificano a seguito di piccoli traumi (per esempio graffi) a carico della superficie della cornea, causati per esempio dalla presenza di un corpo estraneo nell’occhio o dall’uso eccessivo delle lenti a contatto. Le ulcerazioni si verificano a seguito di infezioni o abrasioni. I corpi estranei, di solito localizzati sulla cornea o nella congiuntiva, sono oggetti o materiali che causano la ben nota sensazione di avere qualcosa nell’occhio. I corpi estranei producono un dolore oculare simile a quello delle abrasioni corneali.
  • Le ustioni chimiche o le ustioni da vampa sono cause significative di dolore oculare. Le ustioni chimiche sono dovute alla esposizione degli occhi a sostanze acide o alcaline, come detergenti per la casa o candeggina. Le ustioni da vampa insorgono a seguito dell’esposizione a fonti di luce intensa, come lettini abbronzanti o saldatura ad arco, quando il soggetto indossa una protezione per gli occhi impropria. Anche una giornata di sole intenso può causare ustioni da vampa.
  • La blefarite causa dolore oculare quando l’infiammazione a carico della palpebra è causata dall’occlusione delle ghiandole sebacee localizzate ai bordi delle palpebre.
  • Un orzaiolo o un calazio provocano dolore oculare a causa della irritazione localizzata. Entrambi causano la comparsa di una protuberanza visibile e percepibile al tatto all’interno della palpebra, formata da una ghiandola sebacea occlusa. Tale protuberanza causa irritazione oculare, può essere molto dolente al tatto ed è osservabile sia nei bambini che negli adulti.

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