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Esercizio fisico: cosa mangiare prima, durante e dopo

Sia che siate dei “guerrieri del fine settimana”, con l’obiettivo di mantenervi in forma, o atleti che si allenano in vista di una maratona, ciò che mangiate può influenzare la vostra performance fisica. Mangiare correttamente può contribuire ad energizzare la vostra sessione di esercizio fisico o permettervi di raggiungere un eventuale obiettivo di 40 chilometri che vi siete prefissati. Ma quali sono gli alimenti migliori da consumare in caso di esercizio fisico? E quali andrebbero evitati? Con così tante bevande sportive, barrette, polveri e integratori tra cui scegliere, come è possibile sapere quali sono i prodotti migliori? Oppure è possibile evitare il ricorso a costosi integratori e riuscire ad assumere tutto ciò di cui si ha bisogno seguendo una dieta ben pianificata?

A queste e ad altre domande risponde l’esperta di nutrizione sportiva Christine Rosenbloom, PhD, RD, CSSD, autrice e docente di nutrizione presso la Georgia State University di Atlanta (Stati Uniti).

Cosa è consigliabile mangiare prima di una sessione di esercizio fisico per migliorare energia e resistenza?

Il “carburante” necessario per l’esercizio fisico richiede carboidrati di qualità, proteine magre, grassi salutari per il cuore e fluidi. I muscoli fanno affidamento su alimenti contenenti carboidrati (come pane, cereali, pasta, riso, frutta e verdura) come rapida fonte di energia. Le proteine sono necessarie per costruire e mantenere i muscoli e per cellule ematiche sane. Le cellule ematiche forniscono sostanze nutritive e ossigeno ai muscoli coinvolti nell’esercizio fisico.

Gli alimenti forniscono il “carburante” al “motore” del corpo, mentre i fluidi forniscono l’acqua per il “radiatore” del corpo. L’assenza di tali “carburanti” e fluidi cruciali, può compromettere e rendere più difficoltosa una ottimale performance fisica.

Esiste un pasto ideale pre-sport o pre-esercizio fisico?

Il pasto ideale pre-sport presenta 5 caratteristiche:

  • Povero di grassi
  • Contenuto moderato di carboidrati e proteine
  • Povero di fibre
  • Contenente fluidi
  • Costituito da alimenti familiari e ben tollerati

Il pasto pre-sport o pre-esercizio fisico non è sicuramente il momento più indicato per provare un nuovo alimento. Un panino con pollo alla griglia o una fetta di pizza al formaggio potrebbero costituire un buon esempio di pasto pre-esercizio fisico, ma è consigliabile evitare cibi fritti (incluse le patatine), hamburger grassi e bevande analcoliche (soft drinks).

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ADHD nell’adulto: cause, sintomi e trattamento

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è ben riconosciuto nei bambini ed è sempre più in aumento negli adulti. Le definizioni impiegate per descrivere questo insieme di problemi sono variate molte volte nel corso degli ultimi 100 anni. Tuttavia, attualmente i termini “disturbo da deficit dell’attenzione (ADD)” o “disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)”, sono più familiari sia agli educatori che alle figure professionali mediche di riferimento. L’ADHD si distingue dagli altri disturbi per le differenze che presenta a livello di intensità e persistenza di particolari gruppi di sintomi. L’ADHD si sviluppa a seguito di una combinazione di fattori correlati al patrimonio genetico e alle esperienze di vita. In generale, tali caratteristiche spesso provocano una carente capacità di adattamento fra aspettative e prestazioni dell’individuo.

Le caratteristiche esatte o i sintomi che caratterizzano questa serie di problemi sono in continua via di definizione. L’ADHD non è considerato solo un problema correlato alla scarsa attenzione, ma anche un problema nel moderare le emozioni e di efficace autocontrollo, specie per ciò che concerne il livello di attività e il controllo degli impulsi. Gestire le esigenze della vita di tutti i giorni richiede autocontrollo per riuscire a sviluppare con successo le abilità necessarie. Per le persone che soffrono di ADHD, i problemi di autocontrollo causano spesso difficoltà a gestire le emozioni, reagendo in modo eccessivo ai piccoli eventi e ignorando eventi più importanti. Inoltre, il problema dell’autocontrollo rende difficoltoso lo sviluppo di buone abitudini. Rispetto alle altre persone, coloro che soffrono di ADHD necessitano di più pratica per lunghi periodi di tempo per riuscire a sviluppare un efficace comportamento autocontrollato o abituale. Questi problemi possono causare difficoltà in molti ambiti della vita, come raggiungimento di obiettivi in ambito scolastico o professionale, prestazioni nelle attività sportive, guida di autoveicoli e rapporti interpersonali (amicizie, incontri e matrimonio).

Come specificato poc’anzi, il problema che sta alla radice dell’ADHD non è una semplice difficoltà nel prestare attenzione. Quando le persone che soffrono di ADHD vengono coinvolte in attività che catturano il loro interesse, sono in grado di prestare attenzione tanto quanto, o quasi, gli altri individui. Tuttavia, quando le attività sono ripetitive o risultano essere poco interessanti per la persona in questione, subentra una maggiore difficoltà nel rimanere concentrati sull’obiettivo finale. Ecco perché le persone che soffrono di ADHD possono essere soggette a procrastinazione e immaturità.

L’ADHD è una ben nota diagnosi formulata nei bambini che è stata formalmente identificata negli adulti nel corso degli ultimi 20 anni. Quando i bambini che soffrono di ADHD crescono, spesso le caratteristiche di iperattività e impulsività perdono di intensità, mentre i modelli di disattenzione e disorganizzazione permangono costanti. Gli adulti che soffrono di ADHD spesso rientrano in questo modello: disattenzione e disorganizzazione, combinate con i trascorsi di disattenzione, iperattività e/o impulsività dell’infanzia. Il livello di impulsività presente durante l’infanzia sembra essere il miglior predittore dei sintomi caratteristici dell’età adulta. Elevati livelli di impulsività durante l’infanzia sembrano predire disfunzioni più gravi in età adulta.

Riconoscere che l’ADHD può avere inizio durante l’infanzia per poi continuare in età adulta, ha richiesto molto tempo. Le stime attuali prevedono che l’85% dei bambini ai quali viene diagnosticata l’ADHD sono a rischio di presentare il disturbo anche in età adulta. Circa un terzo di questi bambini può contrastare ed eliminare molti sintomi, anche se non tutti i sintomi sono superabili. I restanti due terzi dei bambini con ADHD continueranno a presentare la maggior parte dei sintomi, ma potranno anche sperimentare significativi problemi psichiatrici e di gestione della vita di tutti i giorni, come per esempio problemi di personalità borderline e impulsiva, abuso di sostanze e un rischio significativo di disturbi correlati a depressione e ansia.

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Disturbi dell’equilibrio: tipologie, cause, sintomi, diagnosi e trattamento

Un disturbo dell’equilibrio è una condizione che fa percepire all’individuo che ne soffre un senso di instabilità o vertigine, come se fosse in movimento pur essendo fermo in stazione eretta o sdraiato. I disturbi dell’equilibrio possono essere causati da determinate condizioni di salute, farmaci o da un problema all’orecchio interno o al cervello.

Il termine medico impiegato per identificare tutte le parti dell’orecchio interno coinvolte nel meccanismo dell’equilibrio è sistema vestibolare. Esso controlla il senso dell’equilibrio, la postura, l’orientamento del corpo nello spazio, la locomozione e altri movimenti. Inoltre, contribuisce a preservare la messa a fuoco degli oggetti quando il corpo è in movimento. Il sistema vestibolare funziona in concomitanza con altri sistemi sensoriali del corpo (per esempio, occhi, ossa e articolazioni) al fine di controllare e mantenere la posizione del corpo a riposo e in movimento.

Il senso dell’equilibrio è controllato principalmente da una struttura labirintica situata nell’orecchio interno denominata labirinto. I canali semicircolari e gli organi otolitici presenti all’interno del labirinto contribuiscono a mantenere l’equilibrio. La coclea, anch’essa presente all’interno del labirinto, permette di sentire.

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Perdita dell’udito: quali sono le cause maggiori?

L’esposizione prolungata al rumore continuo può causare la perdita permanente dell’udito. Una causa comune è il rumore presente sul posto di lavoro, come quello emesso dai macchinari. Anche le motociclette e gli utensili elettrici possono danneggiare l’udito col passare del tempo. Se possibile, evitate o concedetevi delle pause quando svolgete attività che prevedono livelli elevati di rumore. Indossate tappi per le orecchie oppure dispostivi di protezione auricolare, altrimenti detti dispositivi di protezione individuale, che aderiscano in modo consono all’orecchio coprendolo adeguatamente.

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Morbo di Alzheimer: 8 modi per aiutare la memoria

Per chi soffre del morbo di Alzheimer, convivere con questa condizione rappresenta una vera e propria sfida. Ricordare le cose o prendere decisioni diventa difficile. Può essere frustrante per buona parte del tempo, ma esistono anche giorni “buoni”. Nel corso dell’articolo offriremo consigli utili e pratici che possono essere di aiuto per continuare a condurre una vita il più normale possibile.

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Ictus: come ridurre al minimo il rischio di un attacco

Spesso quando si parla di ictus si tende a pensare alle conseguenze provocate nell’organismo da un attacco, al percorso di rieducazione e all’opportunità di tornare a condurre una vita normale. Purtroppo, però, si parla poco di prevenzione.

Anzitutto, la prevenzione in questo caso consiste principalmente nel seguire uno stile di vita sano. E’ risaputo, infatti, che fumo, obesità, ipertensione e sedentarietà a lungo andare possono incrementare il rischio.

Nello specifico, esiste un campanello di allarme di fondamentale importanza, ovvero il Tia (attacco ischemico transitorio). L’attacco ischemico transitorio può manifestarsi anche qualche mese prima di un ictus vero e proprio e rappresenta una richiesta di aiuto da parte dell’organismo. In caso di Tia, il medico può elaborare una cura farmacologica ad hoc atta a migliorare la circolazione sanguigna.

L’attacco ischemico transitorio è caratterizzato da segnali facilmente riconoscibili, ovvero breve durata (talvolta solo un paio di minuti), perdita della vista, difficoltà a parlare o a comprendere le parole, stato confusionale (è possibile non ricordare più ciò che si sta facendo) e debolezza inspiegabile. Spesso tali disturbi colpiscono solo da un lato. Per esempio, si storce solo un lato della bocca oppure cala un improvviso velo nero su un solo occhio.

Per imparare a ridurre al minimo il rischio di ictus, vediamo nello specifico cosa è possibile fare.

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