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Disturbi Gastrointestinali

Diverticolite e alimentazione: quali cibi mangiare?

Talvolta, soprattutto con l’avanzare dell’età, le persone possono sviluppare piccole formazioni cave e sacciformi nel rivestimento dell’intestino crasso. Queste sono chiamate diverticoli e la condizione che ne deriva è nota come diverticolosi.

Quando tali formazioni si infiammano o si infettano, la condizione conseguente che ne deriva, talvolta molto dolorosa, viene denominata diverticolite. Oltre a sperimentare dolori addominali, gli individui che soffrono di diverticolite possono presentare nausea, vomito, gonfiore, febbre, costipazione o diarrea.

Molti esperti ritengono che una dieta povera di fibre possa comportare l’insorgere di diverticolosi e diverticolite. Questo potrebbe spiegare perché in Asia e in Africa, dove il regime alimentare tende ad essere più ricco di fibre, l’incidenza della condizione è molto bassa.

La diverticolosi solitamente causa pochi o nessun sintomo, rendendo gli individui che ne soffrono inconsapevoli della presenza di diverticoli.

Per trattare la diverticolite, può essere necessario l’impiego di antibiotici o, nei casi più gravi, il ricorso ad un intervento chirurgico.

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Dolore addominale: cause, sintomi e trattamento

Qualsiasi individuo, prima o poi, può sperimentare un episodio di dolore addominale. La maggior parte delle cause non è grave e può essere facilmente diagnosticata e trattata. Tuttavia, il dolore può essere anche un segno di una grave malattia. E’ importante essere in grado di riconoscere i sintomi classificabili come gravi e sapere quando chiamare il medico.

Quali sono le cause più comuni di dolore addominale?

Sia che si tratti di un leggero mal di stomaco, di un dolore forte o di crampi allo stomaco, il dolore addominale presenta numerose cause. Queste includono:

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Flatulenza: cause, sintomi, diagnosi e trattamento

La flatulenza è una condizione caratterizzata da un’eccessiva sintesi di gas a livello gastrointestinale. Ciò può comportare una sgradevole sensazione di gonfiore addominale, nonché una maggiore eruttazione o un’abnorme emissione di gas dal retto.

La flatulenza non è una condizione pericolosa per la vita dell’individuo, ma può causare imbarazzo sociale. Tale imbarazzo è spesso il motivo per cui chi ne soffre ricerca l’aiuto del medico.

La storia presenta numerosi aneddoti inerenti la flatulenza, incluso Ippocrate che professava: “L’emissione di gas è necessaria per il benessere dell’individuo”. L’imperatore romano Claudio decretò: “a tutti i cittadini romani è permesso emettere gas quando necessario”. Nella metà del 1800 la flatulenza divenne protagonista grazie all’intrattenitore francese Joseph Pugol (“Le Petomane”). Egli era in grado di controllare l’emissione di gas riproducendo canzoni nel corso di spettacoli di successo presso il Moulin Rouge. Più recentemente, la flatulenza è stata immortalata da Mel Brooks nel film “Blazing Saddles” con i suoi cowboys mangia-fagioli.

Aneddoti storici a parte, la preoccupazione di un individuo in caso di flatulenza non è da considerarsi come oggetto di scherno. Si tratta di una preoccupazione di carattere medico per la quale è bene consultare una figura professionale.

  • I componenti primari del gas intestinale (noto come flato) sono cinque gas inodori: azoto, idrogeno, anidride carbonica, metano e ossigeno.
  • Il caratteristico odore maleodorante viene attribuito a gas come scatolo, indolo e a composti contenenti zolfo.
  • Il carattere infiammabile del flato è causato dall’idrogeno e dal metano. Le proporzioni di questi gas dipendono in larga misura dai batteri che vivono nel colon umano, che digeriscono o fermentano il cibo che non è stato assorbito dal tratto gastrointestinale prima di raggiungere il colon.
  • Si stima che ogni giorno circa 30-150 grammi di questo cibo non digerito raggiunge il colon sotto forma di carboidrati. Ma tale quantità può variare a seconda del tipo di alimentazione e del buon funzionamento o meno del tratto gastrointestinale.

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Stitichezza: cause, sintomi, rimedi e prevenzione

La stitichezza, conosciuta anche come costipazione o stipsi, si verifica quando i movimenti intestinali dell’individuo diventano difficoltosi o meno frequenti. Il lasso di tempo che intercorre di norma fra un movimento intestinale e l’altro, varia ampiamente da persona a persona. Alcuni individui possono presentare movimenti intestinali anche tre volte al giorno, mentre altri solo una o due volte alla settimana.

L’assenza di movimenti intestinali per più di 3 giorni è considerabile un intervallo di tempo eccessivamente lungo. In effetti, trascorsi 3 giorni le feci tendono a indurirsi rendendo l’evacuazione più difficoltosa.

L’individuo può essere definito costipato qualora presenti due o più delle seguenti opzioni per un arco di tempo pari ad almeno 3 mesi:

  • evacuazione difficoltosa con sforzo in più del 25% delle volte nel corso di un movimento intestinale
  • feci dure in più del 25% delle volte
  • senso di evacuazione incompleta in più del 25% delle volte
  • due movimenti intestinali o meno nell’arco di una settimana

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Morbo di Crohn: come formulare un piano alimentare

Chi soffre del morbo di Crohn molto probabilmente ha avuto modo di scoprire che determinati alimenti contribuiscono a causare la comparsa di sintomi intestinali, specie durante i periodi di riacutizzazione della malattia. Imparare ad evitare tali cibi favorisce una migliore gestione della malattia e una riduzione dei sintomi gastrointestinali.

Che cos’è il morbo di Crohn?

Il morbo di Crohn (o malattia di Crohn) e la colite ulcerosa sono due tipi di malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). Entrambe comportano una reazione immunitaria a discapito del tratto intestinale.

In caso di colite ulcerosa, il colon risulta infiammato e l’intestino tenue preserva il suo normale funzionamento. In presenza del morbo di Crohn, la possibile infiammazione a carico dell’intestino tenue rende difficoltosi sia la digestione che l’assorbimento dei nutrienti essenziali assunti tramite il consumo di alimenti. Per chi soffre del morbo di Crohn, eventuali carenze nutrizionali e la mancanza di appetito possono comportare malnutrizione. Quest’ultima può essere causata da alterazioni del gusto, ridotta assunzione di cibo o nutrienti, carenze nutrizionali o dal processo stesso correlato alla malattia infiammatoria intestinale.

Quando il morbo di Crohn colpisce solo l’intestino tenue, la malattia è caratterizzata da diarrea e malnutrizione. Nel caso in cui anche l’intestino crasso risulti infiammato, gli episodi di diarrea possono essere gravi. Una forma grave di diarrea combinata a malnutrizione spesso comportano la comparsa di altre tipologie di problemi. Per esempio, una persona affetta dal morbo di Crohn può soffrire di anemia e presentare bassi livelli di vitamina B12, acido folico o ferro.

Le carenze nutrizionali e l’incapacità di mantenere un peso normale costituiscono un grave problema per molte persone, bambini compresi, che soffrono del morbo di Crohn.

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Indigestione: sintomi, rimedi e prevenzione

L’indigestione è spesso segno di un problema sottostante, come reflusso gastroesofageo, ulcere, patologie della colecisti, piuttosto che essere una condizione a sé stante.

Chiamata anche dispepsia, “indigestione” è un termine utilizzato per descrivere una sensazione di pienezza o malessere che può manifestarsi durante o dopo un pasto. Essa può essere accompagnata da bruciore o dolore a carico della parte superiore dello stomaco.

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