Home » Disturbi Gastrointestinali » Pagina 2

Disturbi Gastrointestinali

muco nelle feci

Muco nelle feci: possibili cause e sintomi

Il muco è una sostanza liscia e densa che viene secreta in varie regioni corporee, ivi incluso il rivestimento dell’apparato digerente. Il muco lubrifica le superfici e favorisce il passaggio di materiali. E’ normale che le feci presentino una lieve quantità di muco. Tuttavia, quantità significative di muco accompagnate da diarrea, dolore o sangue possono indicare la presenza di una condizione intestinale, come una infezione o una infiammazione. Un aumento della quantità di muco nelle feci può verificarsi anche in caso di tumore del colon o del retto oppure di ostruzione intestinale.

Le condizioni infiammatorie che interessano l’intestino, come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, possono causare gonfiore e crampi addominali. Queste condizioni possono essere caratterizzate da diarrea, sebbene non sia da escludere anche l’eventuale insorgenza di stitichezza. Inoltre, l’eventuale presenza di sangue nelle feci può essere dovuta al danno occorso al rivestimento intestinale.

La sindrome dell’intestino irritabile può manifestarsi con sintomi simili. Tuttavia, non essendo una condizione infiammatoria e in considerazione del fatto che il rivestimento intestinale rimane intatto, è raro che tale condizione sia caratterizzata dalla presenza di sangue nelle feci. Se associato ad una infezione gastrointestinale, il muco fecale spesso accompagna diarrea e crampi addominali. E’ possibile anche la presenza di sangue nelle feci e febbre.

Anche alcune condizioni che interessano l’ano e il retto, come le ragadi anali, le fistole anali e le ulcere rettali, possono causare la comparsa di muco nelle feci. In questi casi, le feci possono apparire normali o essere sanguinolente. Il dolore sperimentato durante l’evacuazione può diventare talmente significativo da indurre il paziente ad evitare i movimenti intestinali. Ciò può comportare l’insorgenza di costipazione e possibili fecalomi.

Una maggiore quantità di muco nelle feci o la presenza di muco accompagnata da altri sintomi, possono essere indice di un grave problema medico. Si consiglia di chiamare il 118 o di recarsi presso il pronto soccorso più vicino in caso di febbre alta o feci sanguinolente e nell’eventualità in cui il soggetto sviluppi sintomi di disidratazione (come minzione ridotta, incremento della sete, urine scure, stanchezza e stordimento).

Qualora la presenza di muco nelle feci dovesse essere persistente, specie se accompagnata da altri cambiamenti a carico dei movimenti intestinali o febbre, o dovesse aggravarsi o essere motivo di preoccupazione, si consiglia di ricercare cure mediche immediate.

muco_nelle_feci.jpg

Leggi tutto »Muco nelle feci: possibili cause e sintomi

Malassorbimento: sintomi, cause e trattamento

Il malassorbimento si verifica quando i nutrienti non vengono estratti e assorbiti propriamente dal cibo durante il processo digestivo. Ciò può comportare l’insorgenza di una carenza di vitamine, proteine, minerali, carboidrati e altri nutrienti importanti per la crescita e per la regolazione dei sistemi corporei.

Generalmente, durante la digestione, i nutrienti vengono estratti dal cibo e assorbiti dall’intestino tenue (piccolo intestino). In seguito, essi vengono trasportati attraverso il flusso sanguigno e nei tessuti, nei muscoli e negli organi per sostenerne il funzionamento. In caso di malassorbimento, insorge una interruzione a carico di questo processo a livello intestinale che compromette il corretto assorbimento di tali nutrienti, che vengono invece escreti mediante defecazione. Il malassorbimento può essere temporaneo, ad esempio in caso della cosiddetta “influenza dello stomaco”, quando vomito o diarrea possono impedire l’efficiente assorbimento delle sostanze nutritive. Questa tipologia di malassorbimento scompare una volta risolta la condizione sottostante. Tuttavia, i casi cronici (di lunga durata) di malassorbimento costituiscono motivo di preoccupazione e dovrebbero essere valutati immediatamente da una figura medica.

I sintomi associati al malassorbimento includono vomito, nausea, gonfiore addominale, diarrea cronica, perdita di massa muscolare e perdita di peso. Il malassorbimento che insorge nei bambini può limitarne la crescita. Esso può anche comportare l’insorgenza di altre malattie causate da una scarsa nutrizione.

Il malassorbimento è una condizione grave che può causare diarrea o feci liquide. La diarrea persistente può tradursi in disidratazione, una condizione potenzialmente pericolosa per la vita dell’individuo. Si consiglia di rivolgersi immediatamente al medico in presenza di sintomi correlabili alla disidratazione, tra cui occhi infossati, letargia, frequenza cardiaca rapida, cambiamenti nello stato di coscienza o di vigilanza e perdita di elasticità della pelle.

E’ altrettanto consigliabile cercare repentinamente cure mediche nel caso in cui il soggetto stia già seguendo un piano di trattamento per malassorbimento, ma i sintomi tendono a ripresentarsi o a persistere.

malassorbimento_intestino.jpg

Leggi tutto »Malassorbimento: sintomi, cause e trattamento

Crampi allo stomaco: cause e sintomi

“Crampi allo stomaco” è un termine generico che si riferisce a contrazioni forti e intermittenti o a sensazioni di dolore o disagio che insorgono nella zona dell’addome fra la parte inferiore del petto e le pelvi o l’inguine. L’addome è composto da molti organi, tra cui stomaco, intestino, fegato, cistifellea, pancreas, esofago e numerosi vasi sanguigni.

I crampi allo stomaco sono un sintomo comune di un’ampia varietà di malattie, disturbi e condizioni che possono variare da lieve a grave entità e che spesso sono correlati agli organi addominali e talvolta agli organi pelvici, come l’utero e la vescica urinaria. La maggior parte delle persone sperimenta i crampi allo stomaco almeno una volta nel corso della vita. Le cause comuni dei crampi allo stomaco includono indigestione, gastroenterite, crampi mestruali, infezioni della vescica urinaria ed eccessiva flatulenza (gas intestinale).

I crampi allo stomaco possono essere generalizzati (quando interessano l’intero addome) oppure localizzati (quando interessano una piccola zona del ventre, come il basso addome o le pelvi vicino all’inguine o nella parte superiore dell’addome dove è situato lo stomaco).

A seconda della causa, i crampi allo stomaco possono durare alcuni minuti o ore, come a seguito di indigestione dovuta al consumo di alimenti ricchi o ad attività fisica intensa. Essi possono anche durare alcuni giorni, come ad esempio in caso di ciclo mestruale. I crampi allo stomaco a lungo termine possono essere continui o insorgere periodicamente e possono essere dovuti a condizioni più gravi, come il cancro colorettale.

In alcuni casi, possono essere causati da condizioni gravi, come intossicazione alimentari o cancro colorettale. Si consiglia di rivolgersi immediatamente ad una figura medica nel caso in cui i crampi sperimentati siano inspiegabili, persistenti o fonte di preoccupazione.

E’ consigliabile chiamare il 118 o recarsi al pronto soccorso più vicino nel caso in cui i crampi insorgano durante la gravidanza o siano accompagnati da vomito con presenza di sangue, feci sanguinolente, capogiri, distensione addominale, svenimento, insufficienza respiratoria grave o ingiallimento della cute (ittero). Questi possono essere sintomi di una condizione grave, potenzialmente pericolosa per la salute dell’individuo che necessita di cure mediche immediate.

Leggi tutto »Crampi allo stomaco: cause e sintomi

Colecisti (cistifellea) e calcoli biliari: quale dieta seguire?

La colecisti (detta anche cistifellea o vescicola biliare) è un organo piriforme di piccole dimensioni preposto all’immagazzinamento della bile prodotta dal fegato, che viene utilizzata durante i processi digestivi.

La maggior parte delle persone non si preoccupa particolarmente della salute della colecisti. Ma, come accennato poc’anzi, questo piccolo organo svolge una funzione importante, immagazzinando la bile (il fluido che aiuta l’organismo a digerire i grassi). A differenza di cuore, fegato e reni, la colecisti non è necessaria per mantenere il corpo sano e funzionante. Anche quando non funziona correttamente o qualora si sviluppino calcoli biliari, la maggior parte degli individui non è consapevole della presenza di un problema.

Tuttavia, in una piccola percentuale di persone, i calcoli biliari possono causare una varietà di sintomi, come dolore addominale, gonfiore addominale, nausea e vomito. Quando i sintomi correlati ai calcoli biliari sono frequenti, ricorrenti e fonte di estremo disagio, il trattamento tipico consiste in un intervento chirurgico atto ad asportare la colecisti.

La maggior parte degli individui che presenta calcoli biliari non sviluppa mai sintomi per tutta la vita“, afferma John Martin, MD, professore associato di medicina e chirurgia e direttore di endoscopia presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine. “Una volta che l’individuo inizia a sviluppare i sintomi, si rivelerà poi necessaria l’asportazione chirurgica della colecisti“.

Sebbene il regime alimentare non causi direttamente problemi a carico della colecisti (e non li cura qualora siano insorti), prestare attenzione a ciò che si mangia e mantenere un peso salutare può contribuire a prevenire la formazione dei calcoli biliari e ad evitare, di conseguenza, parte del disagio che essi comportano.

Leggi tutto »Colecisti (cistifellea) e calcoli biliari: quale dieta seguire?

Costipazione in vacanza: cosa fare?

Trovare scelte alimentari sane mentre si è in viaggio per raggiungere la meta delle vacanze può essere talvolta un’impresa ardua. Quindi, non rimpilzatevi di cibi poveri di fibre reperibili nei fast food, negli autogrill o nei bar degli aeroporti. Per preservare la regolarità intestinale, provate a infilare in borsa qualche spuntino ricco di fibre per il viaggio. A tal proposito, buone scelte alimentari includono crackers integrali, frutta secca o fresca, verdura fresca o cereali integrali.

Leggi tutto »Costipazione in vacanza: cosa fare?

Ernia iatale: cosa mangiare e gli alimenti da evitare

Molte persone affette da ernia iatale, una condizione in cui una porzione dello stomaco passa dall’addome al torace attraverso un’apertura del diaframma, non presentano sintomi. Ma per coloro che, invece, sperimentano l’insorgenza di sintomi, il tipo di alimentazione può fare la differenza. La dieta gioca un ruolo importante per quanto riguarda il controllo dei sintomi correllati all’ernia iatale, ovvero bruciore di stomaco e indigestione acida.

In presenza di ernia iatale, gli acidi dello stomaco risalgono con maggiore facilità verso l’esofago (il condotto che trasporta il cibo dalla gola allo stomaco), provocando una sensazione di bruciore in gola e al torace. Alcuni alimenti possono aggravare questi sintomi. Fortunatamente, i sintomi di bruciore di stomaco associati all’ernia iatale possono essere controllati di solito mediante la dieta e apportando modifiche allo stile di vita.

Leggi tutto »Ernia iatale: cosa mangiare e gli alimenti da evitare