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Alimentazione

Tè nero: proprietà e possibili effetti collaterali

Il tè nero viene ricavato dalle foglie di una pianta chiamata Camellia sinensis. Grazie ad un processo, noto come ossidazione, le foglie di colore verde assumono una colorazione scura. Questo processo prevede l’esposizione delle suddette foglie ad aria umida e ricca di ossigeno.

I produttori di tè sono in grado di controllare il livello di ossidazione. Il tè nero è un tè completamente ossidato. Il tè verde, invece, seppur ricavato dalla medesima pianta, non è ossidato.

Perché utilizzare il tè nero?

Molte persono bevono il tè nero nel tentativo di aumentare il livello di energia. Esistono buone prove scientifiche a supporto di questa teoria. Il tè nero, infatti, è ricco di caffeina. Esso contiene inoltre una piccola quantità di teofillina, una sostanza stimolante. Sia la caffeina che la teofillina possono accelerare la frequenza cardiaca e aumentare la vigilanza.

Il tè nero è anche ricco di sostanze salutari, dette polifenoli. I polifenoli sono antiossidanti che contribuiscono a proteggere le cellule dai danni a carico del DNA.

Alcuni scienziati ritengono che gli antiossidanti specifici del tè, tra cui polifenoli e catechine, possono contribuire a prevenire alcune tipologie di cancro. Per esempio, alcune ricerche mostrano che le donne che bevono regolarmente tè nero presentano un rischio inferiore di sviluppare cancro ovarico rispetto alle donne che non lo bevono.

Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche al riguardo. Finora, la ricerca ha dimostrato che il tè nero non riduce il rischio di cancro al seno, allo stomaco o colorettale.

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Forfora e alimentazione: qual è il legame?

Esiste davvero un legame fra forfora e alimentazione? Alcuni esperti affermano che potrebbe esserci, sebbene gli studi non lo abbiano provato.

Alicia Zalka, MD, professoressa associata di dermatologia presso la Yale School of Medicine di New Haven (Connecticut) afferma: “Penso che la ricerca debba approfondire ulteriormente questa tematica. Sebbene gli studi medici che ho avuto modo di visionare non propongano dati convincenti, nei miei 18 anni di pratica clinica sembra emergere più di una connessione”.

“Una dieta per la forfora ben gestita potrebbe essere di aiuto”, afferma Jessica Krant, MD, ricercatrice universitaria di dermatologia presso il SUNY Downstate Medical Center di New York.

Limitare gli zuccheri

La maggior parte degli occidentali consuma troppi zuccheri. Limitarne il consumo può ridurre l’infiammazione minimizzando la comparsa delle scaglie di forfora.

Krant afferma: “Gli zuccheri e i carboidrati semplici promuovono una maggiore infiammazione nel nostro organismo, quindi è logico ritenere che una dieta ricca di antiossidanti e povera di zuccheri possa contribuire a controllare gli episodi di forfora”.

Vi può essere anche una correlazione ormonale.

Zalka afferma: “Le diete ricche di zuccheri, prodotti alimentari lavorati e grassi malsani portano a picchi insulinici che, a loro volta, comportano una maggiore stimolazione ormonale. Quest’ultima, infine, può provocare la produzione di sebo. Limitare il consumo di alimenti grassi, cibi fritti, zuccheri raffinati, alimenti lavorati e glutine può portare ad una riduzione della desquamazione cutanea”.

Questi cambiamenti alimentari non sono stati studiati nell’ambito della ricerca di un rimedio risolutivo per la forfora, ma sono comunque indubbiamente salutari.

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Dipendenza da cibo: come riconoscerla e affrontarla

Recentemente, l’idea che una persona possa essere dipendente dal cibo ha ottenuto maggiore supporto da parte della scienza.

Gli esperimenti condotti sia sugli animali che sull’essere umano hanno dimostrato che in alcuni individui i centri cerebrali relativi a gratificazione e piacere attivati dalle sostanze stupefacenti vengono stimolati anche dal cibo, in particolar modo dagli alimenti altamente appetibili, ovvero ricchi di zuccheri, grassi e sale.

Allo stesso modo delle droghe, i cibi altamente appetibili attivano le sostanze chimiche cerebrali che fanno sentire bene, come la dopamina. Quando il soggetto sperimenta piacere associato ad una maggiore trasmissione di dopamina, nell’ambito del meccanismo di gratificazione che avviene nel cervello a seguito del consumo di determinati cibi, sente il bisogno di mangiare nuovamente nel giro di breve tempo.

I segnali di gratificazione derivanti dal consumo di alimenti altamente appetibili possono sopraffare altri segnali relativi al senso di sazietà e soddisfazione. Ne consegue che il soggetto continua a mangiare anche quando non ha fame.

Gli individui che manifestano segni della dipendenza da cibo, possono anche sviluppare una tolleranza al cibo. Essi mangiano sempre di più per poi scoprire che il cibo li soddisfa sempre meno.

Gli scienziati ritengono che la dipendenza da cibo possa svolgere un ruolo importante nell’obesità. Tuttavia, anche i soggetti normopeso possono ritrovarsi a lottare contro la dipendenza da cibo. I loro corpi possono essere semplicemente programmati geneticamente per gestire in modo migliore le calorie extra assunte, oppure aumentano la quantità di esercizio fisico praticata per compensare l’eccesso di cibo consumato.

Le persone dipendenti dal cibo continuano a mangiare nonostante le conseguenze negative, come aumento di peso o interferenze nelle relazioni interpersonali. E allo stesso modo degli individui dipendenti dalle droghe o dal gioco d’azzardo, le persone dipendenti dal cibo hanno problemi nel porre un freno al loro comportamento, nonostante una volontà di fondo nel farlo o a seguito di molti tentativi falliti.

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