Sensibilità al glutine: realtà o moda del momento?


Oltre ai grassi, al sale e agli zuccheri, sembra esserci un nuovo “cattivo” alimentare in città e il suo nome è glutine. Basta dare un’occhiata agli scaffali dei supermercati ed è impossibile non notare la proliferazione di prodotti etichettati con la dicitura “senza glutine”. Senza contare le riviste o i siti web che puntualmente riportano la notizia dell’ennesima celebrità o dell’ennesimo atleta che hanno bandito il glutine dalla loro dieta.

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Facendo una stima, negli Stati Uniti ben 18 milioni di americani sembrano essere sensibili al glutine. Tuttavia, una nuova analisi solleva questioni circa le affermazioni e i benefici a sostegno di una dieta priva di glutine per la maggior parte delle persone.

Che cos’è il glutine?

Il glutine è una proteina di frumento, segale e orzo che si trova comunemente nel pane, nella birra, nella pasta e in una vasta gamma di prodotti alimentari lavorati contenenti questi cereali.

Per l’1% circa della popolazione, il consumo di glutine è causa di celiachia, una condizione intestinale caratterizzata dall’incapacità di assorbire le sostanze nutritive dagli alimenti.

La celiachia viene diagnosticata mediante esami del sangue e dell’intestino, ma non esistono buoni test per determinare la sensibilità al glutine dei non-celiaci. Vi è stato inoltre un considerevole dibattito circa la reale esistenza di quest’ultima.

Nel loro saggio pubblicato sulla rivista scientifica “Annals of Internal Medicine”, i ricercatori nell’ambito della celiachia Antonio di Sabatino (MD) e Gino Roberto Corazza (MD) dell’Università di Pavia hanno preso in esame ciò che è noto e ciò che non lo è circa la sensibilità al glutine e rivolto la loro attenzione alla crescente pubblicizzazione dei benefici derivanti dal seguire una dieta priva di glutine.

Le affermazioni concernenti le diete prive di glutine sembrano aumentare di giorno in giorno, senza però un adeguato supporto scientifico a sostegno di esse“, scrivono, “Questo clamore è aumentato e si è spostato da internet alla stampa, dove il glutine ha assunto il ruolo di ‘cattivo’ alimentare“.

cibi glutine

Il glutine può non essere il “colpevole”

I ricercatori hanno notato che molti sintomi attribuiti al glutine potrebbero essere in realtà riconducibili alla sensibilità ad altri componenti presenti nella farina di frumento o ad altri ingredienti che si trovano negli alimenti a base di frumento, come pane, pasta e cereali per la prima colazione.

I sintomi che sono stati attribuiti alla sensibilità al glutine includono diarrea, crampi addominali, gonfiore, mal di testa, stanchezza e persino quelli associati al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Di Sabatino e Corazza scrivono che alcune persone possono sperimentare questi sintomi, nel momento in cui vengono consumati alimenti contenenti glutine, semplicemente perché convinte che tali cibi faranno loro male.

Ambedue i ricercatori hanno concluso che il buon senso deve prevalere al fine di “evitare che una preoccupazione in merito al glutine si trasformi in convinzione che esso sia tossico per la maggior parte della popolazione“.

Il gastroenterologo pediatrico Alessio Fasano (MD), gestisce il Centro per la Ricerca sulla Celiachia presso la University of Maryland.

Fasano afferma che la ricerca da lui stesso condotta suggerisce che dal 5% al 6% della popolazione (circa 18 milioni di americani) presenta un certo grado di sensibilità al glutine.

Sebbene egli riconosca che molte persone che potrebbero non trarre beneficio da una dieta priva di glutine hanno deciso comunque di seguirla, ve ne sono molte altre che pur non soffrendo di celiachia o di allergie al frumento traggono beneficio dal seguire una dieta priva di glutine.

E’ ciò su cui stanno probabilmente puntando molti produttori di alimenti e molti altri stanno promuovendo le versioni “senza glutine” di alcuni dei loro prodotti più venduti.

Credo che la moda della dieta priva di glutine non durerà“, afferma Fasano, “ma poiché vi sono molte persone che sono realmente sensibili al glutine e malate, questa dieta non scomparirà comunque“.

Gli esperti affermano: la dieta può essere pericolosa

Stefano Guandalini (MD), presidente della North American Society for the Study of Celiac Disease, afferma che la reale prevalenza della sensibilità al glutine probabilmente non sarà nota fino a quando non esisteranno indicatori biologici atti alla diagnosi del disturbo.

Egli aggiunge che un pericolo reale derivante dal seguire una dieta priva di glutine è il consumo eccessivo di grassi e un carente apporto di fibre.

Guandalini è anche direttore medico della University of Chicago Celiac Disease Center.

Chi necessita di seguire una dieta priva di glutine e viene strettamente monitorato, può trarre notevoli benefici da essa“, egli afferma, “ma per tutti gli altri, abbracciare questa dieta non ha alcun senso“.

Fonti

  • WebMD: “Gluten Sensivity: Fact or Fad?”, 21 febbraio 2012
  • Di Sabatino A., Annals of Internal Medicine, 21 febbraio 2012
  • News release, Annals of Internal Medicine

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