Selenio: utilizzo, dosi consigliate e rischi


Il selenio è un minerale presente nel terreno. E’ possibile trovarlo anche nell’acqua e in alcuni alimenti. Sebbene l’essere umano ne necessiti solo di una piccola quantità, il selenio svolge un ruolo chiave nel metabolismo.

Link sponsorizzati

A cosa serve?

Il selenio ha acquisito maggiore importanza in considerazione delle sue proprietà antiossidanti. Gli antiossidanti proteggono le cellule dal danneggiamento. Alcune prove suggeriscono che gli integratori di selenio possono ridurre le probabilità di cancro alla prostata. Il selenio non sembra influenzare il rischio di cancro ai polmoni o al colon-retto. Ma attenzione: il selenio sembra aumentare il rischio di cancro della pelle non-melanoma.

Le carenze di selenio negli individui sani sono rare. Ma alcune condizioni di salute, come l’HIV, il morbo di Crohn e altre, sono associate a bassi livelli di selenio. I pazienti che vengono alimentati per via endovenosa sono a rischio di bassi livelli di selenio. Talvolta, i medici suggeriscono ai pazienti affetti da tali condizioni di assumere integratori di selenio.

Il selenio è stato studiato per quanto concerne il trattamento di decine di condizioni, tra cui asma, artrite, forfora e sterilità. Tuttavia, i risultati sono stati inconcludenti.

selenio

Dosi consigliate

Gruppo Dose giornaliera raccomandata (RDA)
bambini 1-3 anni 20 microgrammi/die
bambini 4-8 anni 30 microgrammi/die
bambini 9-13 anni 40 microgrammi/die
adulti e bambini dai 14 anni in su 55 microgrammi/die
donne in gestazione 60 microgrammi/die
donne in fase di allattamento 70 microgrammi/die

La dose giornaliera raccomandata include la quantità totale di selenio che si dovrebbe assumere consumando alimenti e mediante l’eventuale assunzione di integratori. La maggior parte degli individui può assumere la dose giornaliera raccomandata dagli alimenti.

Negli studi condotti a supporto dell’impiego del selenio per la prevenzione del cancro alla prostata, gli uomini avevano assunto 200 microgrammi al giorno.

Per gli individui adulti, la dose massima di selenio assumibile in sicurezza è pari a 400 microgrammi al giorno. Una dose superiore viene considerata eccessiva.

Il contenuto di selenio negli alimenti dipende in larga misura dal luogo e dalle condizioni del suolo, che variano ampiamente.

Buone fonti alimentari di selenio sono:

  • frutta a guscio, come noci e noci brasiliane
  • molti pesci di acqua dolce e salata, come tonno, merluzzo, dentice e aringa
  • carne di manzo e pollame
  • cereali

I cibi naturali, ovvero non lavorati, sono le fonti migliori di selenio. La lavorazione può infatti distruggere il minerale.

Quali sono i rischi correlati all’assunzione di selenio?

  • Effetti collaterali. Assunto a dosi normali, il selenio di solito non causa effetti collaterali. Una dose eccessiva di selenio può causare alito cattivo, febbre, nausea e problemi epatici, renali e cardiaci. A dosi elevate, il selenio potrebbe essere letale.
  • Interazioni. Il selenio può anche interagire con altri farmaci e integratori, come antiacidi, farmaci chemioterapici, corticosteroidi, niacina, statine per abbassare il colesterolo e pillola anticoncezionale.
  • Cancro della pelle. Gli integratori di selenio sono associati ad un rischio di cancro della pelle (carcinoma a cellule squamose), quindi gli individui ad alto rischio di cancro della pelle dovrebbero evitare l’assunzione di questi integratori.
  • Diabete. Uno studio ha scoperto che i soggetti che avevano assunto più di 200 microgrammi di selenio al giorno presentavano il 50% in più di probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2. Ad oggi, non è noto se il selenio possa effettivamente aver causato la malattia. E’ consigliabile consultare il medico per discuterne l’eventuale rischio.

Referenze

  • Longe J., ed. The Gale Encyclopedia of Alternative Medicine, seconda edizione, 2004
  • Natural Standard Patient Monograph: “Selenium”
  • Sito web dell’Office of Dietary Supplements: “Selenium”
  • WebMD Health News: “Selenium Supplements: Diabetes Risk?”
  • Combs, G. The British Journal of Nutrition, 2001, volume 85, pagine 517-547
  • Rayman M., Lancet, 2000, volume 356, pagine 233-241
  • Schrauzer G., Journal of Nutrition and Metabolism, 2000, volume 130, pagine 1653-1656

Condividi con: