Migliorare la memoria con gli integratori: sono davvero utili?


Con l’avanzare dell’età una delle maggiori preoccupazioni è la perdita di memoria correlata anche al morbo di Alzheimer. Alcune persone, invece, sono semplicemente alla ricerca di modi per rafforzare la memoria mediante l’assunzione di integratori o vitamine.

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Ma questi rimedi aiutano davvero la memoria? Vediamo il parere degli esperti al riguardo.

(Nota: nel caso in cui si sospetti la presenza del morbo di Alzheimer, è importante consultare il medico)

La necessità di prodotti che migliorano la memoria

Scoprire nuovi modi per rallentare la perdita di memoria potrebbe comportare risultati sbalorditivi. Ad esempio, se l’insorgenza del morbo di Alzheimer potesse essere ritardata nella popolazione odierna di un solo anno, nei prossimi 10 anni a partire da oggi ci sarebbero circa 210.000 persone in meno affette da tale condizione. Questo, inoltre, comporterebbe un risparmio di 10 miliardi di dollari circa.

Il problema correlato ai farmaci su prescrizione è il costo elevato e spesso la loro efficacia è limitata ad un breve lasso di tempo“, afferma Evangeline Lausier, MD, ricercatrice universitaria di clinica medica, Medicina Integrativa Duke, Duke University Medical Center di Durham, Carolina del Nord.

Gli integratori per la memoria potenzialmente efficaci

Sebbene sul mercato esista una varietà di prodotti atti a stimolare il cervello, molti dei quali contenenti molteplici sostanze, la maggior parte di essi è carente di ricerche a sostegno della loro reclamizzata capacità di migliorare la memoria.

Il ginkgo biloba è quello che si dimostra più promettente rispetto a molti altri ed è comunemente utilizzato in Europa per trattare un tipo di demenza derivante dalla riduzione del flusso sanguigno, afferma Lausier. “Il ginkgo biloba tende a migliorare il flusso ematico nei piccoli vasi sanguigni“.

Un paio di meta-analisi e di revisioni sistematiche hanno dimostrato che il ginkgo biloba è utile in caso di demenza in modo quasi equiparabile ai farmaci fortemente spinti per trattare il morbo di Alzheimer“, afferma Adriane Fugh-Berman, professoressa associata del programma Master di medicina complementare e alternativa presso il dipartimento di fisiologia e biofisica della Georgetown University School of Medicine.

Purtroppo, l’efficacia non è applicabile ad altri ambiti, aggiunge Fug-Berman. Il ginkgo non sembra contribuire alla prevenzione della demenza. Ma negli individui già affetti da demenza, esso può sia migliorare i sintomi che stabilizzarli evitandone l’aggravamento. Inoltre, alcuni studi, ma non tutti, hanno dimostrato benefici per quanto concerne umore, prontezza e capacità mentali nei soggetti sani che assumono il ginkgo. Sono comunque necessarie ulteriori ricerche per appurare in modo definitivo tali effetti.

Qui di seguito proponiamo alcuni tra gli altri integratori per la memoria che potrebbero essere potenzialmente efficaci, ma sono in ogni caso necessari ulteriori studi:

  • Acidi grassi omega 3. Gli integratori di olio di pesce omega 3 hanno suscitato grande interesse. Gli studi suggeriscono che una maggiore assunzione di acidi grassi omega 3 sotto forma di fonti alimentari, come pesci di acqua fredda, oli vegetali e noci, è fortemente correlata ad un minor rischio del morbo di Alzheimer. Tuttavia, sono necessari studi atti a comparare gli omega 3 ad un placebo per poter comprovare i benefici per la memoria derivanti dagli integratori.
  • Uperzina A (Huperzine A). Questa medicina naturale funziona in modo similare ai farmaci impiegati per trattare l’Alzheimer. Tuttavia, sono necessarie ulteriori prove a sostegno della sua sicurezza ed efficacia.
  • Acetil-L-carnitina. Alcuni studi suggeriscono che questo aminoacido potrebbe aiutare i pazienti affetti da Alzheimer con problemi di memoria. Potrebbe apportare un maggiore beneficio ai soggetti con insorgenza precoce e rapida progessione della malattia.
  • Vitamina E. Sebbene la vitamina E apparentemente non riduca il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer, può rallentarne la progressione. Recenti studi hanno sollevato preoccupazioni circa un incremento del rischio di decesso negli individui non sani che assumono dosi elevati di vitamina E. Quindi, è consigliabile assicurarsi di consultare sempre il medico prima di assumere questo integratore.
  • Ginseng asiatico. Si tratta di un’erba che viene talvolta utilizzata in combinazione con il ginkgo biloba. Il ginseng asiatico può essere di aiuto in caso di stanchezza e nel migliorare la qualità della vita, afferma Fugh-Berman. Ma per quanto concerne i benefici per la memoria, prosegue Fugh-Berman, essi sono stati dimostrati principalmente in un piccolo gruppo o in un sottoinsieme di partecipanti allo studio.

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Ginkgo Biloba per la perdita di memoria? Con cautela…

Il ginkgo biloba è stato utilizzato per migliaia di anni nella medicina tradizionale cinese.

Una sperimentazione clinica sul ginkgo biloba condotta dal National Institute on Aging su più di 200 adulti sani di età superiore ai 60 anni, non ha dimostrato alcun miglioramento a livello di memoria o concentrazione. E’ possibile che dosi maggiori di 120 milligrammi (dose giornaliera impiegata nel corso della sperimentazione in questione durata 6 settimane) potrebbero essere efficaci. Osservare i risultati di sperimentazioni attuali di ampia portata e a lungo termine, come lo studio condotto dal National Center for Complementary and Alternative Medicine su 3.000 volontari, contribuirà a confermare o meno se il ginkgo biloba può essere di aiuto nel prevenire la demenza o a migliorare la memoria negli individui sani.

Alcune ricerche suggeriscono che il ginkgo biloba è efficace nelle prime fasi del morbo di Alzheimer. Esso può essere efficace quanto i farmaci inibitori dell’acetilcolinesterasi, come il donepezil (Aricept). Gli studi hanno inoltre indicato che il ginkgo biloba può essere utile in caso di insufficienza cerebrale, ovvero una diminuzione del flusso ematico al cervello derivante dall’ostruzione dei vasi sanguigni.

Tuttavia, uno studio del 2009 pubblicato nel The Journal of the American Medical Association ha dimostrato che comparata al placebo, la somministrazione di 120 mg due volte al giorno di ginkgo biloba non ha comportato la riduzione del declino cognitivo negli anziani che presentavano un normale o lieve deterioramento cognitivo.

Il ginkgo biloba è disponibile in compresse, capsule, tisane e alimenti fortificati. E’ sconsigliabile utilizzare i semi di ginkgo biloba, poiché possono essere molto tossici. Le bustine spesso contengono 30 milligrammi di estratto di ginkgo biloba, mentre una dose tipica giornaliera utilizzata negli studi condotti varia da 80 a 240 milligrammi di un estratto standardizzato somministrato per via orale in 2-3 dosi.

Sebbene il ginkgo biloba sia generalmente sicuro, è bene comunque essere consapevoli delle sue proprietà anticoagulanti. Quindi, è consigliabile cessarne l’assunzione o utilizzarlo con cautela prima di procedure chirurgiche o dentali. Il rischio di emorragia è anche maggiore se si stanno assumendo anticoagulanti, come aspirina o warfarina. Inoltre, è possibile che il ginkgo biloba influenzi l’insulina o gli zuccheri nel sangue. Pertanto, è consigliabile essere prudenti in presenza di diabete o ipoglicemia o se si stanno assumendo sostanze che possono influenzare il livello di zuccheri nel sangue.

Effetti collaterali minori possono includere mal di testa, nausea o problemi intestinali.

I prodotti per la memoria che possono essere pericolosi

Prima di aggiungere un qualunque tipo di integratore per la memoria al regime alimentare, è consigliabile chiedere al medico o al farmacista informazioni circa le potenziali interazioni con i farmaci o gli integratori che si stanno assumendo, consiglia Lausier.

Lausier prosegue: “E’ bene ricordare che ‘naturale’ non significa sempre sicuro. Quando si pensa alla natura, si pensa spesso a qualcosa di meraviglioso e innocuo, ma proviamo anche a pensare ad un leone e ad uno gnu. Anche questa è natura“.

  • Bacopa. Utilizzata da millenni in India, la bacopa è un’erba ayurvedica che dimostra di essere in qualche modo promettente in caso di problemi di memoria, afferma Lausier. Ma rappresenta un esempio di integratore per la memoria che comporta un rischio maggiore di interazione con i farmaci. Per questo motivo, Lausier ne sconsiglia l’impiego fino a quando non saranno condotti ulteriori studi al riguardo.
  • DHEA. Si tratta di un ormone che diminuisce con l’avanzare dell’età ed ha suscitato notevole interesse. Assunto a lungo termine o in dosi elevate, tuttavia, può incrementare il rischio di alcuni tipi di cancro e di altri effetti collaterali gravi.

Modificare lo stile di vita migliora la memoria

Sebbene non esista una dieta specifica atta a prevenire il morbo di Alzheimer, gli studi hanno dimostrato che una dieta sana può contribuire a ridurne il rischio. La ricerca ha dimostrato che la dieta mediterranea può ridurre il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer e può anche contribuire a prolungare l’aspettativa di vita dei soggetti affetti da tale condizione. La dieta mediterranea prevede un bassissimo consumo di carne rossa e privilegia alimenti quali frutta, verdura e frutta secca combinati a quantità moderate di prodotti lattiero-caseari, pesce e pollame. L’olio di oliva è una fonte importante di grassi salutari. Anche moderate quantità di vino possono contribuire a ridurre il rischio di Alzheimer. Tuttavia, i medici sconsigliano di iniziare a bere alcolici per prevenire la malattia.

I ricercatori ipotizzano che la caffeina possa avere una piccola proprietà protettiva contro il rischio di demenza, ma sono necessarie ulteriori ricerche al riguardo. Nel frattempo, Lausier consiglia il “buon senso” per migliorare la memoria, come non fumare ed evitare un consumo eccessivo di caffeina o alcolici. “In un’ottica complessiva, alcuni di questi cambiamenti possono fare la differenza in quanto a prevenzione rispetto all’impiego di farmaci o integratori costosi“.

Sfidare il cervello ad imparare cose nuove è un altro modo importante per prevenire la perdita di memoria, afferma Lausier. Per esempio, imparare una lingua straniera o a suonare uno strumento. “Non importa il risultato finale, ovvero se riuscite ad apprendere la lingua straniera scelta, bensì l’atto di mantenere attive parti del cervello che col tempo tendono a diventare meno attive“.

Anche l’esercizio fisico può contribuire a migliorare la memoria in molteplici modi. Per esempio, genera flusso sanguigno e la formazione di cellule nervose in una parte del cervello denominata giro dentato. Inoltre, riduce altri fattori di rischio, come le malattie cardiovascolari, migliorando indirettamente la salute del cervello.

Uno studio recente ha sottolineato che non è mai troppo tardi per apportare benefici alla memoria praticando esercizio fisico. Uno studio sperimentale condotto su 152 adulti affetti da lieve decadimento cognitivo, di età compresa dai 70 agli 80 anni, ha messo a confronto i benefici cognitivi delle vitamine del gruppo B con quelli correlati all’esercizio fisico aerobico. Dopo 1 anno, i partecipanti allo studio che avevano praticato esercizio fisico, presentavano una performance migliore relativamente ai risultati ottenuti nell’ambito di test atti a saggiare la loro memoria.

Referenze

  • Sito web del Natural Medicines Comprehensive Database: “Natural Medicines in the Clinical Management of Alzheimer’s Disease”
  • Sito web del Cochrane Collaboration, Cochrane Reviews: “Omega 3 fatty acid for the prevention of dementia”, “Ginkgo biloba for cognitive impairment and dementia”
  • MedlinePlus, “Ginkgo (Ginkgo Biloba L.)”
  • National Center for Complementary and Alternative Medicine: “Herbs at a Glance: Ginkgo”
  • Weinmann, S. et al. BMC Geriatrics, 2010, volume 10, pagina 14
  • Gorby, H. Nutrition Reviews, dicembre 2010, volume 68, pagine 697-718
  • Santos, C. et al. Journal of Alzheimer’s Disease, 2010, volume 20, Suppl 1: pagine S187-S204
  • Biessels, G. Journal of Alzheimer’s Disease, 2010, volume 20, Suppl 1: pagine S143-S145

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