Perché alcuni alimenti fanno bene all’umore?


Quando ci sentiamo tristi o giù di tono, siamo in molti a fare ricorso ai rinomati “comfort foods” (letteralmente tradotto “cibi consolatori”) come cioccolato, gelato o patatine. Una nuova ricerca ci aiuta a capire il modo in cui questi alimenti riescono a risollevare l’umore.

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I ricercatori dell’Università di Leuven in Belgio guidati da Lukas Ven Oudenhove (MD, PhD), hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per scansionare e tracciare le aree del cervello di 12 individui sani non obesi che sperimentavano tristezza. Nello specifico, le aree cerebrali prese in esame sono state quelle che si illuminavano dopo che agli individui sopra citati era stata somministrata una infusione di acido grasso o di soluzione salina attraverso un tubo di alimentazione. Molti comfort foods contengono infatti una sostanziale quantità di acidi grassi.

Ai partecipanti allo studio è stata fatta ascoltare musica triste o neutra durante la visualizzazione di immagini corrispondenti di volti tristi o neutri. E’ stato chiesto loro di classificare il senso di sazietà, di fame e il tipo di umore prima della risonanza magnetica e per tre volte durante la scansione del cervello.

I partecipanti non erano a conoscenza del tipo di infusione che fosse stata loro somministrata. Coloro ai quali erano stati somministrati acidi grassi hanno riportato di sentirsi meno tristi rispetto agli individui ai quali era stata somministrata l’infusione salina.

Lo studio in questione è stato pubblicato sul Journal of Clinical Investigation.

“Questi risultati ci permettono di capire meglio le correlazioni esistenti tra emozioni, fame, sensazioni legate all’assunzione di cibo e al pasto indotto che possono presentare importanti implicazioni per una vasta gamma di disturbi, tra cui obesità, disturbi del comportamento alimentare e depressione“, concludono i ricercatori.

Lo stomaco comunica con il cervello

Giovanni Cizza, MD presso il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseased di Bethesda, afferma: “Non sapevamo se l’introduzione di grassi nello stomaco in assenza di uno stimolo piacevole, potesse modulare le emozioni. Deve esistere un modo con cui lo stomaco comunica con il cervello”.

La ricerca potrebbe contribuire alla formulazione di nuovi farmaci, se i ricercatori riusciranno a identificare con esattezza questo meccanismo.

Louis Aronne, MD, fondatore e direttore de The Comprehensive Weight Control Program presso il New York-Presbyterian Hospital/Weilll Cornell Medical Center, afferma che tali scoperte sono un importante passo avanti per comprendere alcuni dei fondamenti fisici che contraddistinguono e caratterizzano il rapporto tra cibo e umore.

alimentazione e umore

“Le aree del cervello che sono state attivate o soppresse a seguito di emozioni e stati d’animo, sono state influenzate dall’emulsione di acidi grassi” afferma Aronne. “Tali grassi hanno ridotto parte dell’emozione o dei cambiamenti neurali e questo è un fenomeno che molti pazienti hanno descritto”.

“E’ stato detto che molti aspetti dell’obesità sono psicologici e questo si aggiunge all’insieme di prove tangibili che qualcosa di fisico ha luogo” egli prosegue.

“Il nuovo studio ha preso in esame individui non obesi e gli effetti potrebbero essere anche più evidenti nelle persone obese o in sovrappeso. Gli individui obesi possono avere la necessità di mangiare di più per riuscire a sperimentare il medesimo tipo di stimolazione degli individui normopeso”, afferma Aronne.

Gli alimenti dell’umore

“La fame emotiva è un meccanismo che l’individuo mette in atto per fronteggiare e gestire emozioni intense, stress, umore depresso, incrementando però sempre più l’incidenza di obesità. Il nostro impulso a mangiare è fortemente guidato dallo stato d’animo e dalle emozioni” afferma Treena Wynes, una consulente del benessere di Saskatoon (Canada).

“Gli acidi grassi forniscono benefici positivi che contribuiscono a migliorare umore, funzione cerebrale, pensiero, sensazioni e comportamento. Queste sostanze stanno diventando riconosciute per il loro effetto stabilizzante sull’umore, antidepressivo e a livello di sazietà” afferma Wynes.

Fonti

  • Oudenhove, L.V. The Journal of Clinical Investigation, 2011
  • Cizza, G. The Journal of Clinical Investigation, 2011

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