In che modo il cervello risponde al cibo?


La sola forza di volontà di solito non è sufficiente per perdere peso in modo duraturo. Alcuni esperti, per contrastare l’incalzare dell’obesità, consigliano di concentrarsi sui modi con cui il cervello risponde al cibo, piuttosto che esclusivamente sulla scelta personale.

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In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the American Dietetic Association, i dietologi del Rush University Medical Center di Chicago sono giunti alla conclusione che gli operatori di settore (ovvero dietologi, dietisti, nutrizionisti, ecc.) dovrebbero concentrarsi maggiormente su come aiutare il paziente a superare i processi cerebrali che rendono così difficoltoso seguire una dieta.

Ciò, affermano i ricercatori, è particolarmente importante poiché il cervello di alcune persone obese e in sovrappeso potrebbe essere in un certo senso “programmato” a mangiare troppo.

Tale approccio alla perdita di peso può risultare più efficace nel lungo periodo e può anche contribuire a contrastare lo “stigma” spesso percepito dalle persone in sovrappeso, nel momento in cui non sono in grado di controllare il loro impulso a mangiare.

“Anche i pazienti più motivati e nutrizionalmente informati lottano per astenersi dal consumare cibi particolarmente gradevoli al palato ricchi di zuccheri, sale e grassi non salutari”, afferma in un comunicato stampa il ricercatore Brad Appelhans, PhD, psicologo clinico e ricercatore sull’obesità presso il Rush University Medical Center.

La risposta del cervello al cibo

Nel documento, i ricercatori presentano tre processi cerebrali associati sia al sovrappeso che all’obesità: ricompensa alimentare, controllo inibitorio e attualizzazione del tempo.

  • La ricompensa alimentare, che comprende sia il piacere di mangiare che la motivazione a mangiare, è stata correlata ai medesimi processi cerebrali che controllano gli impulsi dell’essere umano circa la sfera sessuale, il gioco d’azzardo e l’abuso di sostanze. Gli individui che presentano una maggiore sensibilità alla “ricompensa”, saranno maggiormente desiderosi di cibo, in particolare di alimenti dolci e grassi, scrivono i ricercatori.

cervello e cibo

  • Il controllo inibitorio, o la possibilità di mangiare con moderazione, è influenzato dalla parte del cervello strettamente associata con l’auto-controllo e la pianificazione, scrivono i ricercatori.
  • L’attualizzazione del tempo è la tendenza a preferire ricompense a breve termine piuttosto che a lungo termine. Nel caso dell’obesità, questo meccanismo consiste nel preferire e scegliere il piacere immediato di mangiare cibi gustosi invece dei benefici per la salute derivanti dall’astensione.

Questi tre processi cerebrali, quando combinati ad un ambiente in cui i cibi invitanti ipercalorici e di scarso apporto nutritivo sono prontamente disponibili, contribuiscono alla comparsa e all’incremento di sovrappeso e obesità. Comprendere tali processi e controllare questi ambienti, concludono i ricercatori, può contribuire con maggiore efficacia a perdere peso in modo duraturo rispetto al focalizzarsi unicamente sulla scelta personale.

I ricercatori raccomandano le seguenti strategie:

  • Eliminare sia in casa che al lavoro alimenti ricchi di grassi
  • Al supermercato, è consigliabile attenersi a una lista della spesa che includa cibi sani
  • Ridurre lo stress, un fattore scatenante frequente delle abbuffate
  • Evitare i buffet e i ristoranti che promuovono eccessi alimentari con promozioni particolari (del tipo “paghi 10 Euro e mangi tutto quello che vuoi”)
  • Focalizzarsi su obiettivi a breve termine, specie all’inizio di un programma atto a far perdere peso

Fonti

  • Appelhans, B. Journal of the American Dietetic Association, agosto 2011, volume 111, pagine 1130-1136
  • News release, Rush University Medical Center

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