Diete del digiuno: sicure ed efficaci?


La maggior parte delle religioni prevede periodi di digiuno come atto di fede o penitenza e come opportunità di riflessione spirituale. Nel corso della storia, il digiuno ha rappresentato anche un mezzo per esprimere opinioni politiche o una forma di protesta.

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Sebbene il digiuno non costituisca la forma più pratica e sicura di dieta, alcune persone lo praticano come modo per perdere peso o per purificare il corpo dalle tossine, anche se gli esperti sono concordi nell’affermare che il nostro organismo è dotato di organi perfettamente in grado di espletare questa funzione. Il modo con cui viene praticato il digiuno, varia e dipende dal tipo di dieta. Alcune diete del digiuno prevedono solo l’assunzione di acqua o di cibi crudi per uno o più giorni, mentre altre limitano l’assunzione del cibo a giorni alterni. Alcune diete del digiuno permettono solo l’assunzione di liquidi come acqua, succo di frutta o tè, mentre altre riducono drasticamente l’apporto calorico pur non eliminando del tutto gli alimenti.

Il digiuno aiuta a perdere peso?

Quando si digiuna, il corpo è costretto a ricorrere alle riserve di energia per ottenere il “carburante” di cui necessita per espletare le proprie funzioni. Così facendo si perde peso, ma è bene porsi un quesito fondamentale: per quanto tempo è possibile mantenere il peso raggiunto senza riacquisire i chili persi? Poiché la scarsità di cibo rappresentava per i nostri antenati un problema frequente, il nostro corpo è stato geneticamente programmato per contrastare gli effetti del digiuno. Quando si mangia meno cibo, il metabolismo rallenta per preservare energia. In seguito, quando si riprende la dieta abituale, il metabolismo, ormai rallentato, può causare l’immagazzinamento di maggiori quantità di energia. Ciò comporta una probabile riacquisizione dei chili persi e forse un ulteriore aumento di peso, pur assumendo il medesimo apporto calorico antecedente il digiuno.

Quando si digiuna, il corpo si adatta e si regola riducendo l’appetito, di modo che l’individuo inizialmente si sentirà meno affamato. Ma una volta interrotto il digiuno, gli ormoni dell’appetito riprenderanno a funzionare a pieno regime inducendo un maggiore senso di fame e incrementando le probabilità di eccedere con il consumo di cibo.

La ricerca ha dimostrato che digiunare a giorni alterni può aiutare a perdere peso, purché tale pratica sia di breve durata. In uno studio, gli individui presi in esame che avevano digiunato a giorni alterni, avevano perso peso, pur mangiando tutto ciò che desideravano nei giorni di non-digiuno. Tuttavia, non sono stati in grado di mantenere la perdita di peso nel tempo.

Il digiuno detossifica il corpo?

Alcune diete del digiuno sostengono di poter purificare il corpo dalle impurità. Tuttavia, non vi è alcuna prova scientifica attestante che il digiuno detossifichi il corpo e nemmeno che il corpo necessiti di essere detossificato. Il corpo umano è progettato per eliminare in modo naturale le tossine attraverso pelle (tramite la sudorazione), fegato, colon e reni.

dieta del digiuno

Il digiuno aiuta a vivere più a lungo?

Gli studi sul digiuno condotti sia sui roditori che sull’uomo sembrano indicare una connessione fra restrizione calorica e longevità. In uno studio condotto su uomini e donne in sovrappeso, una dieta ipocalorica ha migliorato i marcatori dell’invecchiamento, come il livello di insulina e la temperatura corporea.

Il digiuno potrebbe anche migliorare la longevità, ritardando l’insorgenza di malattie legate all’età, tra cui Alzheimer, malattie cardiache e diabete. Uno studio ha dimostrato che saltare i pasti una volta al mese, pratica impiegata dai membri del gruppo religioso dei Mormoni, riduce il rischio di arteriosclerosi (accumulo di placche che possono comportare attacchi cardiaci e ictus). Tuttavia, da questa ricerca non è chiaro se il fattore responsabile di una migliore salute del cuore sia stato il digiuno di per sé o lo stile di vita salutare condotto dai Mormoni (essi si astengono anche dal consumare caffè, alcolici e non fumano).

I ricercatori non sanno ancora se gli effetti del digiuno si possono tradurre in un effettivo aumento della durata della vita, poiché non hanno seguito gli individui oggetto di studi per periodi di tempo sufficientemente lunghi.

Il digiuno è sicuro?

Digiunare per un giorno o due probabilmente non crea problemi agli individui sani, a patto che venga preservato un adeguato apporto di liquidi. Tuttavia, digiunare completamente per lunghi periodi di tempo può essere dannoso. Il corpo necessita di una varietà di vitamine, minerali e altri nutrienti che si trovano negli alimenti, per mantenersi in salute. L’insufficiente assunzione di questi nutrienti che si verifica seguendo una di queste diete del digiuno, può comportare la comparsa di sintomi quali affaticamento, vertigini, costipazione, disidratazione, calcoli biliari e intolleranza al freddo. Il digiuno se praticato per periodi di tempo troppo lunghi può essere letale.

Il digiuno, anche se di breve durata, non è raccomandato per le persone che soffrono di diabete, poiché può comportare pericolosi cali e picchi di zuccheri nel sangue. Le donne in gestazione o in fase di allattamento o chiunque soffra di una malattia cronica, non dovrebbero mai praticare il digiuno.

Prima di iniziare a seguire qualsiasi tipo di dieta, specie quelle che prevedono l’impiego del digiuno, è consigliabile rivolgersi sempre al medico per appurare se il tipo di approccio scelto è sicuro e appropriato. E’ bene inoltre chiedere al medico il nominativo di un dietista o di un dietologo, figure professionali in grado di aiutare il paziente a formulare un programma alimentare sano e sicuro.

Fonti

  • Varady K.A., Journal of Lipid Research, 2007; volume 48, pagine 2212-2219
  • Heilbronn L.K., American Journal of Clinical Nutrition, 2005, volume 81, pagine 69-73
  • McClure B.S., Circulation, 2007, volume 116, pagine 826-827
  • Larson-Meyer D.E., Diabetes Care, 2006, volume 29, pagine 1337-1344
  • Heilbronn L.K. The Journal of the American Medical Association, 2006, volume 295, pagine 1539-1548
  • Halagappa, V.K., Neurobiology of Disease, 2007, volume 26, pagine 212-220

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