Sindrome dell’intestino irritabile: come scegliere la dieta giusta


La sindrome dell’intestino irritabile (IBS, dall’inglese Irritable Bowel Syndrome) viene spesso definita, in assenza di altre spiegazioni mediche per ciò che concerne i sintomi, come dolore addominale, malessere e abitudini intestinali alterate. I pazienti che soffrono di questa sindrome, riferiscono la presenza di gas intestinale, gonfiore, diarrea o stitichezza.

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Non è semplice trovare la giusta dieta quando si soffre della sindrome dell’intestino irritabile. Mangiare determinati alimenti può causare un disagio significativo nelle persone colpite da questa condizione, ma capire quali siano i cibi che provocano la comparsa dei sintomi è un processo prettamente individuale.

Come è possibile distinguere i problemi digestivi normali da quelli che necessitano di una valutazione medica?

Alcuni alimenti, come i fagioli e le prugne secche, possono causare effetti gastrointestinali in molte persone. La presenza di una certa quantità di gas intestinale è normale e salutare. E’ altresì normale che la consistenza e la frequenza dei movimenti intestinali sia variabile.

Tuttavia, in caso di dolori addominali o cambiamenti delle abitudini intestinali oppure se la comparsa di gas intestinale, diarrea o stitichezza interferiscono con le normali attività di tutti i giorni, è consigliabile consultare il medico. E’ importante riferire al medico qualsiasi sintomo sperimentato, specie quelli riportati qui di seguito:

  • presenza di sangue o pus nelle feci
  • casi in famiglia di cancro al colon
  • febbre
  • malnutrizione
  • sintomi che causano il risveglio durante il sonno notturno
  • insorgenza dopo i 50 anni
  • la presenza di un nodulo percepibile al tatto
  • perdita di peso non intenzionale

La sindrome dell’intestino irritabile può essere tenuta sotto controllo solo con la dieta?

In caso di sindrome dell’intestino irritabile con diarrea prevalente, la prima forma di terapia è la dieta. La stitichezza può risultare più difficile da trattare con la sola dieta. Altre forme di terapia non invasiva che vengono abitualmente utilizzate sono la terapia fisica e la gestione dello stress, in quanto gli studi dimostrano la reale esistenza di una correlazione fra mente e intestino.

Alcuni alimenti possono aggravare il sistema digerente?

Ogni persona è un caso a sé stante, ma, in linea generale, gli alimenti ricchi di grassi, i cibi fritti, i cibi piccanti, l’alcol, il caffè e il tè non decaffeinati possono essere problematici. Alcuni alimenti (come i fagioli, il cavolo, i broccoli, i cavoletti di Bruxelles, il cavolfiore, i piselli e le cipolle) possono causare un disagio di lieve entità nel caso di un normale apparato gastrointestinale, ma possono provocare un gonfiore significativo, gas e dolori addominali nelle persone che soffrono della sindrome dell’intestino irritabile.

Qual’è la dieta migliore per coloro che soffrono della sindrome dell’intestino irritabile?

Non esiste una dieta universale che possa andare bene per tutti. Una dieta adeguata in caso di sindrome dell’intestino irritabile deve essere individuale e personale.

Si riteneva che una dieta ricca di fibre fosse l’approccio alimentare migliore per quasi tutti gli individui colpiti da questa condizione, ma studi recenti hanno dimostrato che tale approccio non è risultato essere sempre veritiero.

In caso di costipazione, è comune optare per una dieta ricca di fibre (25 grammi al giorno per le donne e 38 grammi al giorno per gli uomini) nel tentativo di appurare se questo tipo di approccio può funzionare. Il paziente dovrebbe consumare una quantità di fibre alimentari pari al proprio limite tollerabile. Egli dovrebbe anche comprendere che la produzione di una certa quantità di gas intestinale è indice che i microbi “amici” presenti nell’intestino stanno espletando la loro funzione.

La sfida consiste nello stabilire un apporto di fibre alimentari accettabile, tale da non causare debilitanti dolori addominali, gonfiore e urgenza impellente di andare in bagno. Talvolta, concentrarsi solo sulle fibre non contribuisce a identificare ed eliminare dalla dieta i potenziali alimenti causa del disagio.

sindrome intestino irritabile dieta

Qual’è l’approccio alimentare migliore se si sospetta di soffrire della sindrome dell’intestino irritabile?

In alcune persone, consumare pasti più piccoli ma frequenti durante il corso della giornata, invece di pasti abbondanti, contribuisce ad alleviare il disagio. La cosa più importante rimane comunque identificare gli alimenti che causano la comparsa dei sintomi.

In caso di diarrea, gas intestinale o gonfiore oppure se una dieta ricca di fibre non ha sortito l’effetto desiderato, gli esperti consigliano di seguire per un paio di settimane la dieta ad eliminazione FODMAPS (FODMAPS sta per oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentabili e polioli).

In cosa consiste l’approccio FODMAPS?

Il paziente collaborerà col medico al fine di eliminare tutti gli alimenti che contengono le cinque forme dei carboidrati (lattosio, fruttosio, fruttani, polialcoli e galattani) per un periodo di prova pari a 1-2 settimane. Se la causa effettiva dei sintomi sono i carboidrati FODMAPS, il paziente potrà notare un miglioramento nel giro di pochi giorni.

Il periodo di eliminazione sarà poi seguito dalla reintroduzione dei carboidrati FODMAP con relativo monitoraggio dei sintomi. I carboidrati saranno reintegrati in modo graduale, uno per volta. Al termine di questa seconda fase, sarà possibile stilare un piano alimentare comprensivo dei carboidrati FODMAP tollerabili dal paziente.

L’obiettivo finale è quello di elaborare una dieta il più variegata possibile, e non limitante, che possa mantenere i sintomi sotto controllo. Grazie a questo tipo di piano alimentare, molte persone possono continuare a mangiare i loro cibi preferiti imparando a sceglierli nel modo giusto. Per esempio, se una persona scopre che i fruttani (presenti nel frumento) sono la causa del disagio e che, per questo motivo, non è in grado di tollerare prodotti a base di frumento ad ogni pasto, può comunque scoprire di essere in grado di tollerare una porzione dei suddetti senza particolari problemi.

L’approccio FODMAPS è accettato dalla comunità medica?

I medici conoscono da anni l’impatto che comporta la selezione di alimenti FODMAPS sull’apparato digerente, come il lattosio e i polialcoli. Il fruttosio e l’intolleranza al galattano sono più recenti. Sebbene l’approccio FODMAPS sia molto ben accettato e ampiamente praticato in Australia, rappresenta comunque una novità per i medici statunitensi.

Tale tipo di approccio è unico, poiché considera tutti questi carboidrati come appartenenti ad un unico grande sistema. Alcuni medici hanno espresso la preoccupazione che questo metodo possa essere eccessivamente complicato, ma molti pazienti sono molto motivati e disposti a tutto pur di stare meglio.

Una dieta priva di glutine rappresenta una buona opzione per chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile?

Attualmente le diete prive di glutine sono piuttosto popolari per trattare un’ampia gamma di condizioni. Quando si elimina il glutine, si eliminano anche i prodotti a base di frumento che contengono fruttani, uno dei carboidrati FODMAPS.

Perché alcuni carboidrati sono più problematici rispetto ad altri?

Per alcune persone che soffrono della sindrome dell’intestino irritabile, l’assunzione di alcuni tipi di carboidrati può causare gas intestinale, gonfiore e diarrea acquosa. Il lattosio, o zucchero del latte, ne è l’esempio più comune. Quando l’intestino ha difficoltà nel tollerare il lattosio, specie se consumato in quantità elevate o singolarmente, i batteri presenti nel grande intestino (intestino crasso) ne causano la fermentazione. Questo può provocare la comparsa di gas intestinale, gonfiore doloroso ed eccessiva flatulenza.

I probiotici o gli enzimi digestivi aiutano a ridurre i sintomi?

L’assunzione di integratori di probiotici può contribuire a ridurre i sintomi a lungo termine, ma alcuni medici preferiscono incoraggiare l’approccio FODMAPS prima di introdurre i probiotici nella dieta.

La lattasi è l’enzima che scinde il lattosio (lo zucchero del latte) in zuccheri più semplici durante la digestione. Utilizzare prodotti a base di latte precedentemente trattati con questo enzima o l’assunzione di un enzima, possono essere buone strategie per ridurre i sintomi. Gli alimenti fermentati in modo naturale (come lo yogurt, il kefir e i formaggi a pasta dura) contengono meno lattosio rispetto al latte e possono essere tollerati meglio.

Quali sono gli alimenti consigliabili per chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile?

  • utilizzare prodotti caseari privi di lattosio o a ridotto contenuto di lattosio
  • piccole porzioni di frutti di bosco e di agrumi
  • patate, riso, avena e prodotti a base di mais
  • carni magre, pesce e pollame
  • insalate
  • oli di origine vegetale

Per quanto concerne i dolcificanti, piccole porzioni di zucchero semolato e sciroppo d’acero sono generalmente ben tollerate.

E’ consigliabile mantenere la dieta il più variegata e colorata possibile, sempre nel rispetto dei limiti tollerabili dal paziente. Ricordate: probabilmente potete tollerare piccole porzioni dei vostri alimenti FODMAPS preferiti. Anche se una ciotola intera di fagioli cucinati dalla nonna è fuori discussione, un piccolo assaggio non può di certo farvi male.

Le persone che soffrono della sindrome dell’intestino irritabile sono a rischio di carenze nutrizionali?

Alcune persone che soffrono di questa sindrome tendono ad eliminare interi gruppi di alimenti per tenere sotto controllo i sintomi. Queste diete estremamente limitate possono causare perdita di peso ma anche un aumento di peso indesiderato. Sfortunatamente, alcune persone faticano a tollerare alimenti sani, come frutta, verdura, verdura, cereali integrali e latte. Queste situazioni possono mettere a rischio di carenze vitaminiche e di minerali. Ecco perché è di fondamentale importanza rivolgersi ad una figura professionale per la formulazione di un adeguato programma alimentare.

Referenze

  • WebMD: “Finding the right diet for IBS”

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