Depressione senile: come riconoscerla ed essere di aiuto


Le persone anziane sono a rischio di depressione, ma un’elevata percentuale di esse spesso rifiuta di seguire una eventuale terapia per non dover gravare sulla famiglia o perché considera la depressione un segno di debolezza o persino di morte.

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Spesso chi si ritrova ad affrontare una situazione di questo tipo, si pone il quesito “come posso aiutare i miei cari se loro rifiutano di essere aiutati?”.

Di seguito, elencheremo alcune strategie che vi aiuteranno a fronteggiare il problema della depressione senile nel migliore dei modi.

Non sottovalutate i sintomi

La depressione non è un semplice momento di sconforto o la blanda manifestazione di un periodo stressante.

Se notate che il vostro caro non mangia per più di pochi giorni o perde interesse nelle attività che prima amava svolgere per più di due settimane, potrebbe trattarsi di depressione.

Parlate col vostro caro del suo stato d’animo

Se vostro padre non può più guidare, offrirsi di accompagnarlo dove desidera andare o pagare per lui un taxi non attutisce necessariamente il colpo.

Le persone anziane, infatti, hanno maggiori difficoltà ad affrontare una perdita rispetto ai giovani. Questo perché il passare degli anni conferisce alla perdita un significato ben diverso per loro.

Se siete voi ad occuparvi dei vostri genitori, prestate attenzione al significato che un evento di questo tipo può assumere per loro e fate il possibile per riconoscerne l’importanza. Chiedete loro come si sentono a causa di tale perdita. E’ molto importante che i vostri cari riescano ad esternare le loro emozioni e il fatto che siate proprio voi a dare ad esse il giusto valore sarà per loro di grande sostegno e conforto.

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Prestate attenzione ai dettagli

Le persone anziane spesso affermano di non essere tristi o di non sentirsi sole perché non vogliono costituire un peso per la famiglia.

In realtà, mostrano segni fisici evidenti di un malessere interiore come muovere le mani in modo concitato, essere agitati o irritabili oppure avere difficoltà a stare seduti tranquillamente.

Fate attenzione alla terminologia che utilizzate

Se il vostro caro asserisce con fermezza “No, non sono depresso/a”, ascoltate con attenzione cosa è cambiato nella sua vita mentre parla.

Per esempio, se afferma di non riuscire a dormire, è un modo che egli utilizza per discutere su come dormire meglio o più a lungo.

Se il vostro caro fatica ad accettare l’idea di avere bisogno di aiuto, evitate di pronunciare parole come “depressione”, “farmaci” o “terapia”.

Riconoscere che la depressione è una malattia

I membri della famiglia devono essere consapevoli della disabilità che la depressione può causare e soprattutto devono evitare di far sentire in colpa i genitori o i parenti che soffrono di questa condizione dicendo loro di uscire di più o di sforzarsi di fare di più.

Esistono individui colpiti profondamente dalla depressione che faticano persino ad alzarsi dal letto.

Aiutateli, ma non sostituitevi a loro

Non cercate di fare ciò che le persone anziane possono fare tranquillamente da sole.

Svolgere compiti al posto di una persona depressa spesso non è affatto utile, poiché rafforza ulteriormente la sua percezione di essere inutile e incapace.

Aiutatela invece a suddividere le sue attività in piccoli passi e lodatela con apprezzamenti per tutti i suoi sforzi.

Siate partecipi nella terapia che il vostro caro deve seguire

Una volta che il medico avrà stabilito la terapia che il vostro caro deve seguire, siate presenti il più possibile e, se necessario, condividete con il medico le vostre osservazioni circa il suo comportamento. Questo risulterà utile al medico stesso che, per ovvi motivi, non è in grado di monitorare in modo dettagliato il comportamento del paziente nella vita di tutti i giorni.


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