Crisi di mezza età: fase transitoria o depressione?


La crisi di mezza età viene comunemente identificata con una serie di stereotipi, ovvero quella fase della vita dove si compiono azioni “sconsiderate” come, per esempio, licenziarsi dal posto di lavoro in modo impulsivo, comprare una macchina sportiva o lasciare il coniuge.

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Per anni, la crisi di mezza età ha evocato questo repertorio di luoghi comuni. Oggi, invece, non viene più definita come crisi, bensì transizione di mezza età.

Gli esperti di salute mentale affermano che il termine crisi, infatti, spesso è inappropriato, perché sebbene questa fase della vita possa essere caratterizzata da grave depressione, può anche rappresentare un periodo di grande crescita interiore. Ciò che è importante realizzare è quando questa transizione rischia di trasformarsi in depressione, in modo da poter chiedere aiuto a chi di dovere.

Definizione di crisi di mezza età

A partire dagli anni ’80, il termine “crisi di mezza età” ha acquisito molta importanza in ambito scientifico, soprattutto da parte degli studiosi dello sviluppo e delle transizioni della personalità adulta.

Non è mai stata catalogata come una formale categoria diagnostica. Inoltre, l’età in cui può presentarsi la crisi di mezza età è variabile. Essa, infatti, dipende dal soggetto e in parte da fattori come, per esempio, l’aspettativa di vita dell’individuo.

La crisi di mezza età copre un arco temporale piuttosto ampio che va dai 37 ai 50 anni.

Qualsiasi sia il termine utilizzato (crisi o transizione), di norma questa fase tende a verificarsi in concomitanza con eventi particolarmente significativi della vita, tra cui la laurea del figlio più giovane oppure la nascita di un nipotino che annuncia l’inizio di una nuova fase della vita.

Anche la morte dei genitori può essere un evento in grado di influenzare questa sorta di nuova filosofia di vita anticonvenzionale.

crisi mezza età

Crisi di mezza età maschile e femminile: le differenze

Sia gli uomini che le donne hanno le medesime probabilità di sperimentare la crisi o transizione di mezza età. L’unica differenza consiste nel modo in cui viene affrontata.

Il classico stereotipo maschile correlato alla crisi di mezza età vede l’uomo acquistare una macchina sportiva. Non è sempre così ovviamente, anche se l’uomo è più incline a voler dimostrare qualcosa.

Gli uomini, infatti, tendono a misurare il loro valore relazionandolo alla performance lavorativa. Desiderano essere o apparire uomini di successo, per esempio, anche se i risultati ottenuti non corrispondono esattamente alle aspettative iniziali.

Le donne, invece, tendono a basare il proprio valore sulle relazioni interpersonali, anche se alle spalle hanno avuto una carriera lavorativa di successo. Quindi, sono più inclini a valutare la loro performance come mogli, madri o entrambe le figure.

La crisi di mezza età come normale fase della vita

La transizione di mezza età è sempre più vista come una fase normale della vita. La rinomata “teoria dello sviluppo della personalità adulta” del celebre e stimato psicologo Daniel Levinson prevede che tutti gli adulti nel corso delle loro vite passino attraverso una serie di fasi. Il punto focale di questa teoria è la struttura della vita individuale, che viene descritta come il modello base della vita di una persona in un determinato momento.

Per molte persone, questa struttura coinvolge principalmente famiglia e lavoro, ma può anche includere, per esempio, religione e condizione economica. Secondo questa teoria, la transizione di mezza età è semplicemente un’altra normale transizione verso una diversa fase della vita.

Nella mezza età, le persone spesso rivalutano priorità e obiettivi.

Le donne, sentendo di aver ormai cresciuto i loro figli, possono esprimere il desiderio di tornare a studiare, anche se hanno lavorato in passato, basando questa nuova esigenza sul fatto che ora sono libere di fare ciò che vogliono. Si sentono, quindi, in grado di realizzare quei sogni che avevano deciso di abbandonare per dare priorità alle responsabilità familiari.

Gli uomini, invece, potrebbero entrare più in contatto con il loro lato femminile. In questo caso, tenderanno a svolgere attività come cucinare, pittura (o qualsiasi altra disciplina creativa) oppure volontariato con i bambini.

Le donne di mezza età possono diventare più “egoiste”, pur valorizzando l’importanza delle relazioni interpersonali. Sentono di aver già “pagato i loro debiti” verso la vita e potrebbero anche non essere disposte a fungere da babysitter ai loro nipotini ogni volta che verrà loro chiesto di farlo.

Crisi di mezza età: depressione o crescita interiore?

La transizione di mezza età per alcuni può essere illuminante, per altri difficile. Il modo con cui viene affrontata questa fase della vita dipende da una serie di fattori, tra cui il sostegno del partner e delle persone care.

La Dottoressa Joan R. Sherman, terapeuta matrimoniale e familiare, ricorda il caso di una donna che si recò nel suo studio per un consulto. La donna in questione aveva quasi 50 anni, era sposata con un uomo che aveva la sua stessa età e che per tutta la durata del loro matrimonio era spesso in viaggio per lavoro. La continua assenza del marito la rese l’unica responsabile dell’educazione dei figli.

Prima di diventare madre era un’infermiera, ma rinunciò alla sua carriera per essere genitore a tempo pieno. Quando i figli creberro e se ne andarono di casa, la donna domandò a sé stessa “e adesso?”. Sentiva di aver perso la sua identità.

Il marito, che ebbe modo di parlare con la Dottoressa Sherman, cominciò a preoccuparsi dopo aver visto la moglie piangere e non dormire per un’intera settimana.

La volta successiva che Sherman vide la donna nel suo studio, le offrì un’alternativa: “…Lei non sta perdendo la sua identità, ora ha l’opportunità di crearne una nuova”.

Certo, il ruolo genitoriale della donna era cambiato, ma ora aveva molte meno responsabilità e questo le avrebbe permesso di sviluppare una nuova immagine di sé stessa. Questa alternativa piacque molto alla donna e la settimana successiva l’incontro si recò all’università per vagliare le opzioni disponibili.

Quando la crisi di mezza età si trasforma in depressione

Non tutti sono in grado di affrontare la transizione di mezza età con scioltezza e facilità.

E’ necessario, quindi, essere consapevoli dei sintomi che caratterizzano la depressione, come:

  • cambiamento delle abitudini alimentari
  • cambiamento delle abitudini legate al sonno, stanchezza
  • pessimismo o senso di disperazione
  • irrequietezza, ansia o irritabilità
  • senso di colpa, senso di impotenza o di inutilità
  • perdita di interesse nelle attività un tempo considerate piacevoli
  • pensieri autolesivi
  • dolori fisici come mal di testa o disturbi gastrointestinali che non rispondono al trattamento

Quando la crisi di mezza età si trasforma in depressione cosa può essere di aiuto?

La terapia comportamentale o la talk therapy (terapia del dialogo), così come la prescrizione di farmaci antidepressivi possono contribuire a trattare la depressione anche clinica.

In uno studio pubblicato sul Journal of Consulting and Clinical Psychology, i ricercatori dell’Università di Stanford hanno messo a confronto farmaci, terapia del dialogo o la combinazione di entrambi su più di 656 persone che soffrivano di depressione cronica. Hanno scoperto che la combinazione di entrambi gli elementi, ovvero farmaci e terapia del dialogo, comportava una più rapida e completa remissione della depressione cronica.

Nel caso in cui la depressione sia di lieve entità, un approccio singolo può essere sufficiente.

Referenze

  • National Institutes of Mental Health: “What are the basic symptoms of depression?”
  • Manber R., Journal of Consulting and Clinical Psychology, vol. 76, pagine 459-467, 2008
  • WebMD: “Midlife Crisis”

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