Ragnatele di vene e capillari: come intervenire


Questo disturbo è particolarmente diffuso nella popolazione occidentale e sembra colpire soprattutto le donne. Questo perché la rete dei capillari è sensibile all’azione degli estrogeni (ormoni) che hanno la tendenza a dilatare le pareti dei vasi sanguigni e causano la ritenzione di liquidi.

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In caso di predisposizione genetica, tali disturbi possono insorgere o acuirsi specie nelle fasi della vita che prevedono significativi cambiamenti ormonali, come la premenopausa. Durante la gravidanza, inoltre, si verifica un aumento della compressione a carico dell’addome. Questo influisce sulla circolazione venosa e capillare rallentandola.

Esistono comunque terapie atte a prevenire e trattare in modo efficace questa tipologia di problemi. Ma quali?

Cosa fare in caso di problemi alle gambe?

Il primo passo da intraprendere è quello di rivolgersi a una delle seguenti figure professionali: angiologo, chirurgo vascolare o flebologo. Essi provvederanno a valutare l’entità della situazione. Spesso, infatti, i capillari rotti pur essendo evidenti e antiestetici non rappresentano un problema grave. Viceversa, è possibile che in presenza di caviglie gonfie, il medico riscontri problemi venosi più profondi.

Qualora lo ritenga opportuno, l’angiologo potrà consigliare al paziente alcuni esami specifici, come l’ecocolordoppler. Potrà altresì prescrivere farmaci formulati appositamente per proteggere le vene, come i flebotonici. Questi ultimi contengono sostanze vegetali che contribuiscono ad alleviare gonfiore e pesantezza.

Infine, se necessario, il medico potrà suggerire la tipologia di interventi da adottare per risolvere il problema in modo più radicale. Di seguito, elencheremo i tipi di interventi più frequenti.

Venuzze o capillari in evidenza

Nel caso in cui la comparsa di vene in evidenza e reticoli di capillari rotti sia sopraggiunta da poco tempo, è possibile rimediare con soluzioni soft.

Varicectomia

E’ un intervento adatto per le piccole varici e per la porzione distale della safena (di qualsiasi dimensione). Si esegue in anestesia locale: vengono effettuate delle microincisioni, così piccole che, di solito, non c’è neppure bisogno di punti di sutura, attraverso le quali il chirurgo fa entrare piccoli uncini che asportano le vene superficiali collaterali della safena. Dopo l’intervento, che si fa in day hospital, vanno indossate calze elastiche per qualche giorno e può restare qualche livido, che poi si riassorbe.

Closure tecnique

Anche questa tecnica è adatta per piccole varici poco tortuose e con un diametro da 6 a 12 mm. Si esegue in anestesia spinale o locale. L’intervento consiste nell’introdurre nella varice una piccola sonda che, sprigionando calore grazie alla radiofrequenza, fa incollare le pareti del vado, chiudendolo. Il vantaggio di questo intervento è che non lascia tracce e non ha postumi. Comunque, dopo qualche anno a volte è necessario eseguirlo di nuovo.

Terapia sclerosante e laser

Sono due tecniche indicate per i capillari dilatati, non per le piccole varici. La prima, di solito la più efficace, utilizza iniezioni di farmaci che chiudono i piccoli vasi. Il laser, invece, permette di ottenere lo stesso effetto utilizzando l’energia luminosa. Il numero delle sedute varia a seconda della quantità e della localizzazione dei capillari.

Varici

In questo caso l’unica strada è quella chirurgica. La buona notizia, però, è che oggi gli interventi sono sempre meno invasivi. Dopo l’operazione, però, è necessario portare un bendaggio compressivo: solo per qualche giorno in caso di piccole varici; per circa sei o sette giorni, invece, nel caso della grande safena.

problemi gambe

Stripping

E’ l’intervento più usato per togliere definitivamente porzioni di safena o l’intera vena. Oggi richiede solo un’anestesia locale: se deve essere estratta tutta la safena, e la vena non è troppo tortuosa, vengono praticate una piccolissima incisione al mellicolo e una, di qualche centimetro, all’inguine. Se, invece, la vena è molto tortuosa, per eliminarla tutta possono essere praticate altre piccole incisioni (di uno o due millimetri) che, spesso, non richiedono punti di sutura. Si effettua, di solito, in day hospital e dà buoni risultati estetici, anche se occorre mettere in preventivo qualche settimana prima che scompaiano i lividi.

Prevenzione

Anche se gli interventi chirurgici sono soft e non comportano rischi, la cosa migliore è senz’altro cercare di prevenire i problemi venosi. Ecco i consigli validi per tutti.

Frutta e verdura in quantità

Frutta e verdura contengono sostanze antiossidanti (come la vitamina C) che rinforzano le pareti dei vasi sanguigni. Cercate, perciò, di mangiarne cinque porzioni al giorno e di limitare gli alcolici e il sale. Bevete molta acqua minerale (almeno due litri al giorno) che, tra l’altro, aiuta a combattere la stipsi. Infatti, l’intestino pigro può peggiorare i problemi di circolazione, perché la pancia gonfia comprime le vene.

In caso di gambe gonfie

In caso di gambe gonfie, è meglio portare calze elastiche graduate. Indossate anche scarpe comode, larghe in punta e con due o tre centimetri al massimo di tacco.

Durante la notte

Dormite con le gambe sollevate, mettendo gli appositi cuscini sotto il materasso (li potete trovare nei negozi di articoli sanitari) che favoriscono il ritorno venoso.

In gravidanza

La vita sedentaria è il peggior nemico delle gambe, perché rallenta i circoli di ritorno sanguigno e linfatico, favorendo il ristagno dei liquidi. Cercate di ritagliarvi almeno un’ora al giorno per fare un po’ di attività fisica. L’ideale sono il nuoto e la bicicletta. Ma va bene anche solo camminare e fare le scale.

Postura scorretta

Una posizione sbagliata del corpo, soprattutto se mantenuta a lungo, riduce l’irrorazione e l’ossigenazione dei tessuti. A farne le spese, spesso, sono proprio le zone del bacino e delle gambe. Anche l’appoggio difettoso della pianta del piede o un’andatura non corretta possono favorire la comparsa o l’aggravarsi di questi problemi. Se avete una cattiva circolazione, quindi, chiedete al vostro medico se è il caso di sottoporvi a una visita dal podologo per correggere il cattivo appoggio del piede con gli appositi plantari. Inoltre, cercate di non stare in piedi o sedute troppo a lungo, perché queste posizioni favoriscono la stasi venos. Se non potete fare diversamente, alzatevi spesso sulle punte dei piedi, molleggiatevi e appoggiate la pianta del piede a terra con forza, per dare un impulso alla risalita del sangue venoso. Evitate anche di accavallare le gambe, per non ostacolare il reflusso del sangue. Se non riuscite ad abbandonare quest’abitudine, potete rimediare tenendo le gambe appoggiate e alternando la posizione della destra con la sinistra ogni dieci minuti. Ogni mezz’ora, poi, dovreste alzarvi e camminare per qualche minuto.

Se fumate…

Avete il vizio del fumo? Dovreste cercare di abbandonarlo, perché aumenta la produzione di radicali liberi nell’organismo che peggiorano i problemi venosi. Non riuscite a smettere? Cercate di aumentare l’apporto di vitamina C, anche con gli integratori (ottima, per esempio, è la rosa canina) e rivolgetevi ad un centro antifumo.

Se avete più di 40 anni…

Durante il periodo in cui la donna si avvicina alla menopausa, dai 40 ai 50 anni circa, le variazioni ormonali influiscono sulla circolazione venosa e linfatica. Ma anche sul metabolismo: il peso, infatti, tende ad aumentare e il grasso a distribuirsi soprattutto nell’addome, peggiorando la circolazione sanguigna. Cosa fare quindi per ridurre i disagi? Oltre a fare attenzione al peso, potete aumentare l’apporto di fitoestrogeni (gli ormoni vegetali che si comportano come gli estrogeni) con l’alimentazione: li trovate soprattutto in legumi, cereali integrali e semi di lino, in alcuni tipi di verdure (soprattutto, pomodori, finocchi e patate dolci) e in molte erbe aromatiche e selvatiche (come prezzemolo, salvia e tarassaco). Gli esperti consigliano di mangiare tre o quattro porzioni alla settimana di legumi associati a cereali. E non dimenticate il pesce, fonte di omega 3, gli acidi grassi che fanno bene alla circolazione venosa. Ne sono ricchi il pesce azzurro (sardine, aringhe, sgombro, salmone selvatico) ma anche i cereali, i legumi e l’olio di lino.


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