Risparmiare sui farmaci è possibile


La liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco ha comportato un sollievo per le tasche di noi italiani con margini di risparmio significativi addirittura fino all’8,3% in meno rispetto ai prodotti acquistati presso le farmacie “tradizionali”.

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Secondo ad una indagine presentata da Federconsumatori e condotta  dal suo Osservatorio Nazionale prezzi e tariffe del C.R.E.E.F. (Centro Ricerche Economiche, Educazione e Formazione), a beneficiare degli sconti offerti da parafarmacie e corner dei supermercati sarebbero soprattutto le classi più deboli come i pensionati, con un risparmio medio di 20 euro.


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L’indagine condotta a livello nazionale sui farmaci da banco è stata svolta su un paniere di 24 prodotti di largo consumo, in 130 punti vendita, dalle farmacie comunali, a quelle private, alle parafarmacie, ai corner di iper e supermercati, sparsi qua e là in 11 Regioni italiane. Sono stati presi in considerazione i farmaci che, dai dati del Ministero della Salute, risultano essere più venduti, con un maggior volume di spesa da parte dei cittadini.

Per questi medicinali la spesa media che si registra nelle farmacie è di 164,8 euro, mentre nelle parafarmacie si spendono mediamente 152,06 euro con un risparmio di 12 euro. A costare di più sono le farmacie comunali, dove la spesa tocca i 166,96 euro. Il risparmio maggiore, invece, si ha nei corner della G.D.O. dove si registra una spesa media di 146,18 euro, il 14,2% più bassa di quella delle farmacie comunali.

Anche sul singolo prodotto, la spesa è più conveniente di circa 70 centesimi, rispetto ai prezzi praticati nelle tradizionali farmacie. Un circolo “virtuoso” che, in 3 anni, ha fatto salire i risparmi che si possono ottenere acquistando farmaci fuori dai classici canali di distribuzione di più di un punto percentuale, passati dal 7,2%, registrato all’entrata in vigore della legge Bersani, all’attuale 8,3 per cento.

Nel frattempo si ipotizza la liberalizzazione anche dei farmaci di fascia C con obbligo di prescrizione, ma non rimborsati dal Ssn. Una manovra che, si stima, porterebbe un risparmio nelle tasche degli italiani di circa 1,2 miliardi di euro.


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